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Armonia e Teoria musicale

Gli standard jazz più difficili per improvvisare

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In questo articolo propongo alcuni standard jazz che sono particolarmente impegnativi e difficili per improvvisare. Questi brani sono una palestra formidabile per chi studia improvvisazione, provare a suonarli può essere un ottimo esercizio anche per chi non è ancora pronto ad eseguirli in modo sicuro e fluido.

Sono brani che studio da tanto tempo, ma raramente mi sono sentito di proporli in pubblico in un vero concerto. Affrontare questa sfida è però molto divertente e ogni volta mi sembra di imparare qualcosa in più. Vediamo dunque come ho scelto e classificato gli standard jazz “difficili” che ogni aspirante jazzista vorrà quasi provare a suonare, prima o poi.

Come ho scelto i brani jazz più “difficili”

Per ciascun brano proverò a spiegare quali sono le difficoltà principali, in particolare concentrandomi su tre aspetti: la forma, l’armonia e la melodia.

Per quanto riguarda la forma, mi riferisco alla durata del brano e alle ripetizioni delle singole sezioni. Mentre i brani più facili del repertorio jazz hanno spesso una durata di 32 misure e forma AABA o ABAC, i brani più difficili hanno una forma meno prevedibile, oppure non hanno ripetizioni al loro interno.

Per quanto riguarda l’armonia, prenderò in considerazione le modulazioni presenti nel brano. Infine proverò a prendere in considerazione la melodia per capire quanto è facile impararla a memoria. Imparare a memoria i pezzi jazz, incluso il tema, è un requisito fondamentale per non perdersi, anche se quando improvvisiamo non suoniamo la melodia.

Ultima osservazione sui criteri che ho adottato per la mia scelta: prendo in considerazione solo brani che vengono normalmente suonati a un tempo medio o veloce. Una ballad, per quanto complicata possa essere, è normalmente più facile da suonare perché c’è sempre tempo per pensare.

Ecco dunque gli standard jazz più difficili, che hanno messo in difficoltà tanti musicisti, me per primo. Questi pezzi possono essere usati come esercizio nel tuo studio quotidiano, oppure potrebbe capitarti di suonarli nelle famigerate “jam session”, affascinanti incontri nei quali gli appassionati di jazz si mettono alla prova suonando insieme.

I brani jazz più difficili, partiamo dalla tradizione

Iniziamo con All the Things You Are. Questo brano è uno degli standard jazz più suonati in assoluto, e mi sento di includerlo in questa lista sebbene non sia difficile quanto pezzi più recenti, che affronteremo più avanti nell’articolo.

Dal punto di vista della forma, la difficoltà è alta perché il brano ha una durata di 36 misure, invece delle più classiche 32, e perché è privo di ripetizioni. La melodia è invece semplice da memorizzare perché parte quasi sempre dalla terza dell’accordo.

Anche l’armonia ha una certa simmetria, ma cambia diverse tonalità: La bemolle, Do, Mi bemolle, Sol, Mi e di nuovo La bemolle. Cinque cambi di tonalità non sono pochi! Questo jazz standard è forse il più facile… tra i pezzi difficili! Se fino ad ora hai suonato solo gli standard più semplici e vuoi cimentarti con qualcosa di impegnativo, All the Things You Are può essere un ottima scelta.

Clicca qui per un’analisi approfondita di All the Things You Are, al quale ho dedicato una lezione specifica.

Il secondo brano tradizionale che propongo è I’ll Remember April. Una delle difficoltà maggiore di questo brano è la velocità, viene spesso affrontato ad un tempo sostenuto. Anche la struttura è però insidiosa, si tratta di una forma ABA, con ciascuna sezione di 16 misure.

Sono davvero rari gli standard che hanno una forma tripartita, normalmente i brani hanno sempre quattro sezioni. Per questa ragione, ci vuole un po’ di esercizio per acquisire sicurezza sulla forma di I’ll Remember April. L’errore più comune è quello di confondere l’ultima A con la prima, e ripetere una sezione in più o in meno, riportando istintivamente il brano ad una forma più simmetrica.

L’armonia non è particolarmente difficile per quanto riguarda le parti A, che sono nella sola tonalità di Sol. La parte B modula invece tra le tonalità di Si bemolle, Sol e Mi. Anche la melodia non è particolarmente difficile, sebbene memorizzare la parte B potrebbe richiedere un po’ più di lavoro rispetto alla sezione A. Ecco evidenziate le tre modulazioni nella parte B del brano.

I'll Remember April - part B modulations

Anche I’ll Remember April non è un brano di difficoltà estrema come altri che vedremo più avanti. Ma personalmente lo trovo comunque più insidiosa di All the Things You Are. Attendo il tuo parere a fondo pagina, nella sezione commenti.

Il terzo brano che ti propongo è Just One of Those Things di Cole Porter. Sebbene Cole Porter abbia scritto musica cantatabile destinata ai musical, alcune sue canzoni non sono per niente facili da suonare.

Just One of Those Things ha una durata di 64 misure e una forma AABA, sebbene la terza ed ultima A abbia qualche differenza rispetto alle prime due sezioni. L’armonia è la parte più difficile del pezzo, perché a volte gli accordi scivolano l’uno sull’altro in modo originale, evitando le classiche cadenze tipiche degli standard. Troviamo anche un buon numero di II V I, che ci conducono nelle tonalità di Re minore, Fa maggiore, Mi bemolle e Do.

Nell’estratto a seguire possiamo osservare in particolare due cadenze evitate, indicate con la freccia sbarrata. Le dominanti A7 e F7 non risolvono salendo di quarta, come accade di solito. In giallo è indicata invece una discesa cromatica del basso, Bm7(b5), Bbm6, F/A.

Just One Of Those Things - Harmony

La forma espansa di 64 misure, la velocità sostenuta e questi dettagli armonici fanno di Just One Of Those Things uno dei pezzi più difficili di Cole Porter.

Quarto ed ultimo brano di questa sezione di grandi classici, è Cherokee. Anche questo jazz standard viene eseguito a velocità considerevoli ed è stato uno dei brani più suonati dai musicisti bebop, ad esempio Charlie Parker lo ha trasformato nel suo celebre Ko Ko, capolavoro del bebop.

La forma di Cherokee è molto lineare, AABA di 64 misure, con ciascuna sezione che dura 16 misure. La vera difficoltà del brano risiede nella parte B, con le sue quattro modulazioni: Si, La, Sol, Si bemolle. Le ho indicate con colori diversi nello spartito.

Cherokee modulations

Passiamo ora a brani del periodo bebop, che alzano ulteriormente il livello della sfida.

Il periodo Bebop: Charlie Parker, ma non solo

I musicisti del periodo bebop suonavano a tempi ancora più veloci, inoltre le melodie erano solitamente più complesse di quelle dei brani menzionati nella sezione precedente. Partiamo da un blues di Charlie Parker intitolato Blues For Alice. Sebbene si tratti di un blues di 12 misure, il sassofonista la riempie di cadenze II-V, rendendo il giro armonico e la melodia particolarmente intricati.

Consiglio lo studio di questo brano come primo approccio al bebop, in quanto la durata di sole 12 misure può essere confortante per chi non ha mai suonato musica di questo periodo. Ecco lo spartito del brano, ho indicato con colori diversi le varie cadenze II V, ce ne sono ben sette diverse!

Blues For Alice II V progression

Un altro brano più lungo e impegnativo di Charlie Parker è Confirmation. Il pezzo riprende le cadenze II V tipiche di Blues For Alice, ma ha una forma AABA di 32 misure.

La difficoltà principale risiede ancora una volta nella velocità, ma anche nel tema che varia leggermente nelle tre diverse sezioni A: l’armonia è identica, ma il tema chiude in tre modi diversi. Per me non è stato facile memorizzare le chiusure corrette, e se non suono il pezzo per un po’ di tempo, ritornano sempre dubbi ed esitazioni!

Terzo brano della sezione “bebop” è Joy Spring di Clifford Brown. Questo brano ha una durata di 32 misure e forma ABCA. La melodia è un po’ meno complicata rispetto a Confirmation, mentre l’armonia sale di semitono in ogni nuova sezione. Il pezzo inizia in Fa, modula a Sol bemolle nella parte B e modula a Sol nella parte C, per poi tornare a Fa nella sezione A conclusiva. Non perdersi tra queste tre tonalità ravvicinate non è affatto semplice!

Passiamo adesso ad alcuni brani successivi al periodo bebop, che presentano delle sfide ancora maggiori.

Brani moderni: John Coltrane e oltre

L’ultima sezione di questo articolo è dedicata a brani più moderni, successivi all’era bebop. Tra questi non può mancare Giant Steps, uno dei pezzi jazz più difficili di sempre. John Coltrane concepì il brano come una sfida, prima di tutto per sé stesso. Gian Steps ha un tempo veloce e salta freneticamente da una tonalità all’altra, impiegandone tre a distanza di due toni l’una dall’altra: Si, Sol, Mi bemolle.

A volte il pezzo procede scendendo, ad esempio nella prima riga da Si a Sol e poi a Mi bemolle. A tratti invece saliamo: da Mi bemolle a Sol, e poi a Si, come vediamo nella terza riga. Sebbene la durata sia di sole 16 misure, le modulazioni continue e in direzioni opposte rendono questo brano un autentico labirinto.

Giant Steps - analisi armonica

Nello spartito ho usato tre colori diversi per le tonalità, giallo per Sol maggiore, rosa per Mi bemolle maggiore, verde per Si maggiore. Inoltre ho indicato con delle frecce il movimento della modulazione, usando una freccia all’insù quando il pezzo sale di due toni, una freccia all’ingiù quando scende di due toni.

Imparare a memoria questo pezzo è davvero difficile, sebbene siano solo 16 misure. Quante volte sono arrivato nella penultima misura suonando la tonalità sbagliate, Sol oppure Si maggiore, invece che Mi bemolle! Personalmente trovo questo pezzo divertentissimo da studiare e lo includo nei miei esercizi almeno due o tre volte all’anno (studiandolo per diversi giorni). Che io ricordi, non mi sono mai azzardato ad eseguirlo in pubblico!

Il secondo brano che voglio proporti si intitola Invitation. Questo pezzo è particolarmente interessante per la sua forma ABCAD. La sezione centrale C ha una durata di 16 misure, mentre le sezioni A, B e D sono di otto misure. Di conseguenza, la somma di A+B è di sedici misure, così come la somma di A+D. Il pezzo è dunque vagamente tripartito, infatti AB, C e AD formano sezioni di 16 misure ciascuna, come I’ll Remember April.

Questo brano ha un’altra particolarità: tutte le 12 note della scala cromatica compaiono almeno una volta come nota fondamentale di un accordo. Abbiamo infatti ben 7 cadenze II V I, arrivando a toccare molte tonalità diverse. Nella parte B troviamo inoltre una discesa di tono che somiglia molto a quella di Cherokee.

Un terzo pezzo moderno molto complesso è Stablemates di Benny Golson. Il brano ha forma ABA, la sezione A ha una durata di 14 misure e tocca le tonalità di Re bemolle, Sol bemolle, e di nuovo Re bemolle. La sezione B è formata da una serie di dominanti secondarie e sostituzioni di tritono, prima salendo cromaticamente Fm7 Gb7 G7, e poi scendendo sempre cromaticamente C7 B7 Bb7 A7 Ab7, in sole 8 misure. La durata totale è dunque di 36 misure, ma suddivise in modo anomalo 14+8+14.

Tra i brani moderni particolarmente insidiosi voglio menzionare brevemente anche Inner Urge di Joe Henderson, basato principalmente sull’accordo lidio. Oppure, i brani di Wayne Shorter come Nefertiti o Speak No Evil che usando scale modali sofisticate. Ecco una tabella con i brani che ho menzionato, ai quali sarò felice di aggiungere altri pezzi suggeriti dai visitatori del sito.

All the Things You AreABCD, 36 misure
I’ll Remember AprilABA, 48 misure
Just One Of Those ThingsAABA, 64 misure
CherokeeAABA, 64 misure
Blues For AliceBlues, 12 misure
ConfirmationAABA, 32 misure
Giant Steps16 misure
InvitationABCAD, 48 misure
StablematesABA, 36 misure

Altri brani difficili del repertorio jazz: Inner Urge (Joe Henderson), Nefertiti, Speak No Evil (Wayne Shorter).

Conclusioni, suonare standard jazz difficili per crescere e divertirsi

Suonare richiede un certo grado di abilità e per svilupparla servono impegno e studio. Penso però che lo scopo principale della musica dovrebbe essere la bellezza, e che la bravura sia solo uno degli ingredienti necessari. Spero che questo articolo possa essere uno stimolo per affrontare nuove sfide, per migliorare e anche per divertirsi.

In questa lista ho voluto concentrarmi prevalentemente sugli standard jazz, brani che fanno parte della tradizione e con i quali tanti jazzisti si sono messi alla prova. Ho affrontato solo marginalmente brani più moderni e complessi, anche se nel repertorio più recente esiste musica molto impegnativa e stimolante.

Come al solito, sarò molto felice se vorrai lasciare un tuo commento e scrivermi quali sono gli standard jazz per te più difficili. Grazie in anticipo se vorrai contribuire alla mia lista degli “standard jazz più difficili da studiare”, a presto.

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  • Il n’y a pas d’improvisations difficiles à condition de mettre la melodie avant la technique
    On peut improviser sans penser aux accords avec l’approche horizontale, qui consiste à appliquer une seule gamme sur toute la grille grille d’accords.
    (comme une gamme majeure, mineure, pentatonique ou blues)

    C’est beaucoup plus fluide, plus mélodique a condition de garder la structure en tête soit ….les accords et la grille !
    en laissant des silences pour jouer une belle mélodie sans complexité théorique

    Alors, le plaisir remplace la diculté et l’ennui

  • Concordo pienamente con i brani da te indicati e mi piace che hai iniziato proprio con “All the thing you are” che viene da alcuni ritenuto semplice anche se ha un bel po’ di modulazioni. Un brano complicato non tanto per improvvisare quanto per la struttura del tema è “Falling Grace” di Steve Swallow, che presenta appunto un tema molto fluido e moderno un po’ complicato da ricordare. Un saluto.

  • Ciao Leo,
    Grazie per questo interessante articolo che però, per il momento ritengo ancora prematuro per me.
    Sono ancora alle prime basi dell’improvvisazione e dell’armonia che non ho mai studiato essendo un musicista “fai da te”.
    Ho iniziato da poco a improvvisare con la tromba (ad orecchio con semplici brani come ad esempio All of me o Blue monk), rendendomi quindi conto della complessità che comporta improvvisare con un senso, e quindi ho iniziato a studiare le basi di armonia per comprendere meglio le regole che in qualche modo la costruiscono.
    A presto

  • Molto istruttivo questo nuovo spunto di studio. Lo trovo molto interessante per il mio percorso di studio. Naturalmente lo sono tutti. Buon lavoro, grazie

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