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Note di Lunedì

All the Things You Are, la raffinata musica di Jerome Kern

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[Note di Lunedì n.175] E’ curioso che uno dei pezzi jazz più suonati di sempre, All the Things You Are, abbia avuto un inizio davvero disastroso. Il brano fu composto da Jerome Kern ed è diventato uno degli standard jazz più suonati e più studiati. Dopo aver ascoltato il brano nella versione meravigliosa di Sarah Vaughan, procederemo ad una breve analisi della canzone.

All the Things You Are è parte dell’ultimo spettacolo che Jerome Kern scrisse per Broadway, intitolato Very Warm For May. L’esordio dello show fu un vero fallimento, tanto che la seconda sera in sala a vederlo c’erano solo venti spettatori.

Sulla canzone in particolare, lo stesso Jerome Kern ha raccontato un aneddoto simpatico. Mentre diceva ad una amico che All the Things You Are era un pezzo troppo difficile per avere successo, i due udirono un passante che ne canticchiava la melodia!

Quella del compositore non era falsa modestia perché il brano è davvero ardito dal punto di vista armonico ed era difficile immaginare che raggiungesse il grande pubblico. Invece la canzone fu apprezzata già all’epoca ed è poi rimasta nel repertorio dei jazzisti proprio per la sua complessità armonica, che la rende stimolante per improvvisare.

Analizziamo dunque l’armonia di All the Things You Are. Il pezzo è in tonalità di La bemolle e si apre con una progressione VI II V I. A misura 6 vediamo però un’ardita modulazione alla tonalità di Do maggiore. Le due tonalità sono molto distanti l’una dall’altra, infatti la prima ha quattro bemolli in chiave, la seconda nessuno.

All the Things You Are - parte A

La modulazione avviene in modo spericolato passando dal IV grado di La bemolle, accordo di Dbmaj7, al V grado di Do maggiore, accordo di G7. I due accordi distano esattamente tre toni (un tritono) e vengono collegati melodicamente dalla nota Fa, che è sia la terza di Db che la settima di G7.

Il pezzo prosegue riproponendo esattamente la stessa melodia e gli stessi accordi una quinta sopra, tra le tonalità di Mi bemolle maggiore e Sol maggiore. C’è dunque una simmetria totale tra la parte A e la parte B.

All the Things You Are - parte B

La parte C introduce una nuova tonalità, quella di Mi maggiore, inoltre contiene il passaggio più ardito dell’intera canzone. Per ritornare da Mi maggiore (che ha quattro diesis in chiave) a La bemolle maggiore (con i suoi quattro bemolle in chiave), Jerome Kern utilizza il procedimento dell’enarmonia.

All the Things You Are - parte C

La nota Sol diesis, che è parte di Emaj7, si trasforma in La bemolle, che è parte di C7(b13). Con questo accordo, molto teso e dissonante, la canzone torna alla tonalità iniziale. Questo passaggio è spericolato, ardito ed efficace al tempo stesso.

L’ultima sezione del brano presenta ancora una sorpresa: invece di essere di 8 misure come le altre tre, dura 12 battute. La canzone ha dunque una durata di 36 misure, cosa non rarissima ma comunque poco frequente nel repertorio jazz che predilige canzoni di 32 misure.

All the Things You Are - parte D

Il brano è dunque privo di autentiche ripetizioni, anche se la parte D riprende in parte la sezione iniziale A. Le tonalità toccate sono ben cinque, e molto distanti tra loro: La bemolle, Do, Mi bemolle, Sol, Mi, di nuovo La bemolle. Per legare queste diverse sezioni, Jerome Kern usa una melodia molto semplice, a note lunghe, che insiste particolarmente sulla terza degli accordi.

All the Things You Are è una canzone molto ingegnosa della quale i jazzisti si sono subito impadroniti. Ad esempio, Warne Marsh ha usato l’armonia della canzone per costruire un tema dal sapore bebop, intitolato Dixie’s Dilemma.

Jerome Kern morì nel 1945 e dunque non ha potuto ascoltare questa elaborazione di All the Things You Are. Chissà cosa ne avrebbe pensato, e se lo stupore sarebbe stato pari a quello provato quando ascoltò un passante che canticchiava la sua canzone più difficile.

Al prossimo lunedì!

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