Categorie
Lezioni

Cadenza perfetta, cadenza plagale e cadenza minore

Aiutami a diffondere l'amore per la musica

Che cos’è una cadenza, in musica? In questa lezione scopriremo cosa sono e come si studiano le tre cadenze più importanti: cadenza perfetta, cadenza plagale e cadenza minore. Parleremo inoltre di uno speciale tipo di cadenza chiamato turn around.

Per capire cos’è una cadenza in musica, dobbiamo prima analizzare come funziona la musica in generale, in particolare rispetto alle sue qualità principali: armonia, melodia e ritmo.

Le tre componenti della musica: melodia, ritmo, armonia

La musica è composta da tre elementi fondamentali: melodia, armonia e ritmo. La melodia è la parte cantabile di un brano musicale ed è la prima cosa che colpisce il nostro orecchio. Se un brano è accattivante ed efficace, quasi certamente il merito è della melodia. Le melodie sono spesso costruite utilizzando le scale musicali, o parti di esse.

Il ritmo è un po’ meno manifesto ed è quella parte della musica che ci fa muovere le gambe, ci fa ballare. Il ritmo dipende dall’alternarsi di suoni brevi o lunghi e dalla loro suddivisone in battute musicali, ad esempio esistono tempi semplici o tempi composti.

L’armonia è data dalla presenza di più suoni contemporaneamente, i quali stabiliscono dei rapporti gli uni con gli altri. Questi rapporti si chiamano accordi. L’armonia è  quindi la parte più nascosta di un brano, per comprendere gli accordi e riconoscerli è necessaria una qualche conoscenza musicale.

La cadenza in un brano musicale: c’è ma non si vede

Utilizzando una metafora, quando vediamo una persona notiamo subito il suo aspetto esteriore, se sorride oppure no, come è vestita: la prima cosa che notiamo in musica è la melodia. Possiamo poi osservare come questa persona si muove, se corre o passeggia, oppure si muove in modo insensato, senza andare da nessuna parte: questo è il ritmo.

Infine, gli accordi sono lo scheletro di una composizione musicale, sono indispensabili ma non si vedono. Grazie allo scheletro, una persona sta in piedi e si può muovere, ma per capire come è fatto bisogna avere qualche nozione di anatomia. Chi studia armonia  impara ad andare oltre l’apparenza di un brano musicale, capendo i meccanismi che permettono allo scheletro (gli accordi) di un brano musicale di funzionare.

Le relazioni più tipiche tra due accordi si chiamano cadenze. Rimanendo nella metafora, le cadenze sono le ossa più importanti del nostro scheletro, quelle che reggono tutte le altre. Una cadenza è  l’incontro tra due accordi, non però tra due accordi a caso, ma tra due accordi che stabiliscono l’uno con l’altro una ben determinata relazione. Andiamo ad analizzare questa relazione, e scopriremo quali accordi danno origine alla cadenza perfetta, e quali formano invece una cadenza plagale.

Che cos’è una cadenza musicale

La cadenza in musica è la successione di due accordi i quali assumono dentro il brano una funzione diversa. Uno dei due accordi è più dissonante, crea tensione e movimento. Questo accordo si chiama accordo di dominante ed è un accordo instabile, che ha bisogno di essere completato da un secondo accordo, detto accordo di tonica, il quale risolve la tensione e riporta il brano in una situazione di quiete ed equilibrio.

Accordo di tensioneAccordo di quiete
E’ un accordo instabile, che crea una dissonanza e ci suggerisce che presto arriverà un altro accordo. L’accordo di tensione è dunque un accordo di movimento. Il più tipico è l’accordo di dominante, quello costruito sul V grado della scala maggiore.All’accordo di tensione, segue un secondo accordo più stabile, che risolve la tensione precedente. A differenza del precedente, questo accordo è più stabile e comunica un senso di conclusione. Il più tipico è l’accordo di tonica, costruito sul I grado della scala maggiore.

Da questo alternarsi di accordi di tensione e accordi di quiete, prende vita la musica e l’armonia in particolare. Oltre agli accordi di tonica e dominante, che si trovano sul I e V grado della scala, anche altri accordi possono far parte di una cadenza musicale. Questo è possibile perché accordi che non sono né la tonica né la dominante, prendono però il loro posto nella cadenza, assumendone la funzione.

Quindi, esistono gli accordi di tonica e dominante autentici, quelli veri, ed altri accordi che prendono la funzione di tonica o funzione di dominante. Capire questi meccanismi è molto interessante per chi suona uno strumento musicale, significa infatti imparare ad andare oltre l’apparenza e conoscere il funzionamento della musica.

Andiamo adesso ad analizzare nello specifico le due cadenze più importanti, la cadenza perfetta, che è la più comune di tutte, e la cadenza plagale che è la principale alternativa.

La cadenza perfetta

La cadenza più comune si chiama cadenza perfetta ed impiega l’accordo del V grado, detto dominante, e l’accordo del I grado detto tonica. Nella tonalità di Do Maggiore, questi due accordi sono G7 e C.

Per ascoltare come suona la cadenza perfetta, utilizziamo un classico brano natalizio, un pezzo che tutti abbiamo ascoltato molte volte: Tu scendi dalle stelle

La cadenza perfetta è evidenziata in giallo

Osserviamo che il pezzo alterna i due accordi di tonica e dominante. Là dove dove suona l’accordo di dominante, il brano è maggiormente teso ed incompiuto, mentre quando la dominante lascia posto alla tonica, alla fine della seconda e della terza riga, ecco che avviene la risoluzione della dissonanza. In quei punti le frasi musicali trovano compimento, e noi proviamo una sorta di rilassamento.

Quello che anima il pezzo è in particolare il passaggio dall’accordo di dominante alla tonica, quel punto esatto in cui la tensione si scoglie. La cadenza ha infatti lo scopo di creare aspettativa, sospensione, e poi di risolverla.

In alcuni casi il compositore gioca con le aspettative dell’ascoltatore, non risolvendo la tensione, o facendolo solo a fine brano. In questo caso invece gli accordi del pezzo sono molto semplici e rassicuranti: ogni volta che abbiamo un accordo di dominante G7, questo è seguito dall’accordo di tonica C.

Andiamo ad ascoltare al pianoforte l’esecuzione di queste poche righe. Indugerò volutamente sui punti di passaggio dalla dominante alla tonica, che abbiamo chiamato cadenza perfetta.

Hai sentito come suona la cadenza perfetta? La cadenza che alterna tonica e dominante è così comune, che raramente un brano musicale non ne comprende almeno una. Tuttavia esistono altre cadenze, non meno interessanti. Andiamo ad analizzarne un’altra molto utilizzata, la cadenza plagale.

La cadenza plagale

La cadenza plagale consiste nel movimento IV I, ovvero sottodominante – tonica. In tonalità di Do Maggiore gli accordi saranno F e C.

Rispetto alla cadenza perfetta notiamo una differenza: nella cadenza plagale il quarto grado (sottodominante) ha preso il posto del quinto (dominante). La cadenza plagale IV I è meno risolutiva della cadenza perfetta V I. Andiamo ad analizzare un secondo brano natalizio: Stille Nacht.

La cadenza perfetta è evidenziata in giallo, la cadenza plagale è evidenziata in rosa

Osserviamo che la prima riga si conclude con il movimento V I, cadenza perfetta. Nella seconda riga, per due volte abbiamo invece la cadenza plagale IV I, in questo caso con gli accordi F e C. Nella terza riga abbiamo ancora la cadenza perfetta, per due volte.

Il pezzo nella sua semplicità ci mostra molto bene la differenza tra le due cadenze, e come un compositore può utilizzarle. La cadenza perfetta è più forte e viene dunque impiegata sia all’inizio del brano che alla fine. La cadenza plagale è invece più morbida, delicata, meno risolutiva. Viene impiegata a metà brano, per creare una variazione rispetto alla cadenza perfetta già sentita al principio.

Andiamo ad ascoltare l’esecuzione al pianoforte di Stille Nacht, anche in questo caso con particolare attenzione alle cadenze.

Un altro esempio molto noto di cadenza plagale si trova nella prima parte della canzone Imagine di John Lennon. E’ un pezzo che ho analizzato in un articolo dedicato, che può essere un ulteriore approfondimento sulla cadenza plagale.

Cadenza plagale e jazz, la backdoor cadence

Nel jazz la cadenza plagale prende spesso una forma piuttosto insolita negli altri generi musicali, ovvero quella IVm7 ♭VII7 Imaj7. Questa cadenza viene chiamata backdoor cadence ed un esempio molto chiaro si trova su Lady Bird di Tadd Dameron, dove arriva nelle prime misure.

Come si arriva a chiamare cadenza plagale una sequenza come Fm7 B♭7 Cmaj7, che sembra tanto diversa da F C, la cadenza plagale più semplice? Ecco i vari passaggi:

IV IF C
IVm IFm C
IVm6 IFm6 C
IVm7 ♭VII7 IFm7 Bb7 C

I primi tre esempi sono casi di cadenza plagale tipica, dove il quarto grado risolve sul primo. Nell’ultimo caso, la nostra backdoor cadence, il IV viene sostituito da ♭VII7. Notiamo che Bb7 ha ben tre note su quattro in comune con Fm6, ecco perché il movimento Bb7 C viene considerato un equivalente di IVm6 I, quindi un altro tipo di cadenza plagale.

Cosa hanno in comune la cadenza perfetta e la cadenza plagale

La cadenza perfetta e la cadenza plagale sono solo due delle numerose cadenze conosciute ed utilizzate. Tuttavia ci hanno permesso di esplorare il meccanismo alla base di tutte le cadenze: l’alternarsi di accordi dissonanti, che creano tensione, ed accordi consonanti che risolvono questa tensione.

In brani prevedibili ed elementari come questi canti natalizi è più facile individuare cadenza perfetta e cadenza plagale, tuttavia queste due cadenze si trovano in quasi tutti i brani musicali.

Entrambe le cadenze si concludono sull’accordo di tonica. Quindi hanno in comune la risoluzione della tensione, che avviene appunto nel passare la V al I (cadenza perfetta) o dal IV al I (cadenza plagale).

Andiamo adesso a vedere come si studia la cadenza perfetta, e perché è tanto importante studiarla in tutte le tonalità.

Guida allo studio della cadenza perfetta II V I

Chi suona uno strumento armonico oppure studia l’improvvisazione jazz, spesso si trova ad incontrare la cadenza perfetta II V I nei propri esercizi o nei brani musicali. Fin dai primi passi è importante imparare a suonarla nelle dodici tonalità, ecco alcuni consigli ed esercizi.

In questo caso facciamo precedere la dominante da un accordo che ha funzione di sottodominante, ovvero un accordo intermedio che serve per preparare l’accordo di dominante. Questa successione di accordi è nota anche come cadenza composta.

Se vuoi approfondire questi concetti, forse ti interessa il  video corso di Armonia , un corso di livello base composto da dieci videolezioni, numerosi esercizi e materiali .PDF da scaricare

Perché studiare la progressione II V I?

Saper suonare gli accordi della cadenza in tutte le tonalità è dunque un buon inizio per imparare a suonare qualunque canzone, in qualunque tonalità.

La cadenza II V I è particolarmente importante per chi vuole suonare jazz. Moltissimi brani jazz sono infatti costruiti principalmente sulla cadenza perfetta. Ad esempio, è questo il caso di un grande classico di Jerome Kern, All the Things You Are, ma anche del più moderno e difficile Giant Steps di John Coltrane.

Alcuni esercizi sulla cadenza composta II V I

Ho creato dodici progressioni che contengono la cadenza II V I in tutte e dodici le tonalità, disponendo le tonalità ogni volta in modo diverso. Cominciare ad esercitarti leggendo lo schema, ma cerca di abbandonarlo il prima possibile imparando a suonare ciascuna progressione a memoria.

Le progressioni 1-11 sono simmetriche (con qualche aggiustamento in modo da percorrere tutte e dodici le tonalità), mentre la numero 12 è asimmetrica.

Lo schema delle 12 progressioni

  1. seconda minore (semitono) discendente
  2. seconda minore ascendente
  3. seconda maggiore (tono) discendente
  4. seconda maggiore ascendente
  5. terza minore discendente
  6. terza minore ascendente
  7. terza maggiore discendente
  8. terza maggiore ascendente
  9. quinta giusta discendente (o quarta giusta ascendente)
  10. quinta giusta ascendente (o quarta discendente)
  11. tritono asc./ quarta dis. (ovvero tritono dis./quinta asc.)
  12. serie libera di intervalli, con prevalenza di terze ascendenti e seconde minori discendenti

Ecco alcune delle progressioni qua sopra elencate (clicca sull’immagine per ingrandirla).

scarica il .pdf con le dodici progressioni sulla cadenza II V I

Il Turn Around

Il turn around è una sequenza di quattro accordi derivati sempre dalla cadenza V I, si tratta infatti di una cadenza II V I alla quale si aggiunge anche il VI grado. La sequenza diventa quindi:

IVIIIV
Il turn around

Se realizziamo questa sequenza nella tonalità di Do maggiore, gli accordi sono i seguenti:

CAm7Dm7G7
giro di Do, o giro del barbiere

Nel turn around questi accordi si ripetono uguali più volte, quindi l’ultimo accordo G7 risolve sempre sul primo grado C, realizzando la cadenza perfetta V I.

Questa sequenza di accordi in Italia è nota anche con il nome di giro di DO o con quello più scherzoso di giro del barbiere. Questa definizione spiritosa sottolinea la facilità con cui si possono suonare questi quattro accordi, con i quali è possibile suonare un numero elevatissimo di canzoni.

Vediamo adesso un terzo tipo di cadenza e tutte le sue variazioni: la cadenza minore.

La cadenza minore

La cadenza minore è molto più varia rispetto a quella maggiore, perché il modo minore può utilizzare diverse scale ed offre dunque una più vasta scelta di accordi. E’ infatti consuetudine passare liberamente tra le scale minori naturale, armonica e melodica, senza che questo comprometta la solidità e la chiarezza della progressione armonica.

Cadenza minore ricavata dalla scala minore armonica

La cadenza minore più tipica utilizza accordi ricavati dalla scala minore armonica.
Il primo grado è suonato come triade (Am): Bm7(♭5) E7(♭9) Am
Oppure come accordo di settima (mMaj7) : Bm7(♭5) E7(♭9) AmMaj7

Cadenza ibrida

Il I° grado armonizzato con accordo minore/settima maggiore è dissonante, se vogliamo un suono meno teso possiamo usare (Am6) al posto di (AmMaj7). La cadenza che ne risulta è dunque: Bm7(♭5) E7(♭9) Am6

Questa cadenza è ibrida perché il primo ed il secondo accordo derivano dalla scala minore armonica, mentre (Am6) deriva dalla scala minore melodica (che ha il F♯). A seguire lo schema della cadenza così ottenuta, nelle dodici tonalità.

scarica il .pdf con la cadenza minore in dodici tonalità

Cadenza minore, qualche esempio

Vediamo ora qualche altro esempio di cadenza minore, queste progressioni utilizzano accordi ricavati dalle scale minori naturale, armonica e melodica, alternandoli in modo libero e vario.

Alone Together (Shwartz, Dietz)

In questo brano jazz degli anni ’30 il primo e secondo accordo, Dm6 e Bm7b5, derivano dalla scala minore melodica. Ce ne accorgiamo perché in entrambi gli accordi è presente il Si naturale. Il terzo e quarto accordo, Em7b5 e A7b9, derivano dalla scala minore armonica. Ce ne accorgiamo perché entrambi utilizzano la nota Si bemolle.

Sunny (Bobby Hebb)

Sunny

Questo classico brano pop/soul degli anni ’60 impiega due accordi ricavati dalla scala minore naturale, Cm7 e A♭Maj7. Sunny non utilizza quindi un’accordo di tonica ricavato dalla scala minore armonica. Qua puoi trovare un’analisi completa di Sunny.

Angel Eyes (Matt Dennis)

Questo brano è particolarmente interessante, in quanto la cadenza minore appare in diverse forme:

  • misura 1, l’accordo D7 è dominante secondaria (V/V) che risolve su G7
  • misura 2, A♭7 è una dominante che non risolve. Il sesto grado abbassato (A♭) si trova nelle scale minori naturali ed armonica, in questo caso può essere interpretato anche come sostituzione di tritono dell’accordo di D7 (subV/V)
  • misura 3, Am7(♭5) deriva dalla scala minore melodica
  • misura 6-7, vediamo una serie di dominanti che risolvono una sull’altra: A7, A♭7, G7 (ancora con il procedimento della sostituzione di tritono)

Hit the Road Jack (Ray Charles)

Vediamo adesso un ultimo esempio della cadenza minore. La progressione utilizzata da Hit the Road Jack è nota anche come tetracordo discendente ed è impiegata in molti brani, tra i quali Song For My Father (Horace Silver) e Minnie the Moocher (Cab Calloway). L’accordo F7 deriva dalla scala minore naturale, mentre E♭7 è una dominante secondaria (subV/V) che risolve su D7.

Anche per la cadenza minore, uno studio sistematico in tutte e dodici le tonalità è molto consigliato (indispensabile!), in modo da abituare l’orecchio al suono della cadenza ed imparare ad usarla in modo fluido e spontaneo, nell’accompagnamento e nell’improvvisazione.

Cadenza d’inganno, cadenza sospesa, cadenza imperfetta e cadenza napoletana

A conclusione di questa lezione, una breve menzione per gli altri tipi di cadenza. Mancano all’appello cadenza d’inganno, cadenza imperfetta e cadenza sospesa e cadenza napoletana.

Cadenza d’Inganno

Nella cadenza d’inganno, la dominante non risolve sul primo grado ma sul sesto. Ad esempio nella tonalità di Do maggiore la cadenza d’inganno è formata dagli accordi G7 Am (V VI).

E’ quello che accade ad esempio nella prima strofa di Every Breath You Take dei Police, dove il V grado D, risolve sul VI Em. Ecco la sequenza degli accordi:

| G | Em | C D | Em |

Cadenza imperfetta

La cadenza imperfetta si realizza quando il V grado risolve sul primo rivolto del I grado. Ad esempio, si ha una cadenza imperfetta se in tonalità di Do maggiore il V grado G7 risolve su C/E.

Per estensione, nella musica pop/jazz si parla di cadenza imperfetta anche quando il V grado risolve sul III, ad esempio G7 Em. E’ quello che accade ad esempio nella quinta misura di Sapore di Sale, una nota canzone italiana degli anni ’60.

CAmDmG7
EmAmFG7

Cadenza sospesa

La cadenza sospesa non è altro che una cadenza perfetta, rovesciata. Prima suona l’accordo di tonica, poi segue l’accordo di dominante, che non risolve. In tonalità di Do maggiore, la cadenza sospesa è formata quindi dagli accordi C e G7. Per fare un esempio, la cadenza sospesa è quella che suona quando l’acrobata sta per saltare dal trampolino, al circo, e si vuole creare tensione e aspettativa. Difficilmente una cadenza rimane “sospesa” in eterno, presto o tardi arriva quasi sempre l’accordo di tonica, a risolvere la dissonanza.

Cadenza napoletana

La cadenza napoletana, o accordo di sesta napoletana, è tipica del modo minore ed avviene quando l’accordo costruito sul secondo grado minore, risolve sul primo grado. Ad esempio, in tonalità di Do minore l’accordo di sesta napoletana è D♭ che risolve a Cm.

Questo accordo viene chiamato di sesta perché normalmente viene suonato in posizione di primo rivolto, ovvero D♭/F e nella musica classica, dove questa cadenza è più frequente che nel jazz, gli accordi vengono numerati con gli intervalli e non con le classiche sigle degli accordi. Tra i compositori classici, Beethoven ha fatto ampio uso della cadenza napoletana.

Conclusioni: conoscere le cadenze per capire la musica

Comprendere e riconoscere i diversi tipi di cadenza è molto importante per chi suona uno strumento, riconoscere una cadenza all’interno di un brano musicale ci consente di imparare a suonarlo molto più in fretta, di ricordarlo e all’occorrenza di trasportarlo in un’altra tonalità.

Ti consiglio di studiare le cadenze su tutte le scale, maggiori e minori, in questo ordine: cadenza perfetta, cadenza plagale, cadenza minore e poi a seguire le altre elencate a fine lezione. E’ un lavoro che richiederà forse qualche mese, ma ti renderà un musicista sicuramente migliore, più preparato e capace. Come sempre sarò felice se vorrai lasciare un commento a questa lezione. Grazie!