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Armonia e Teoria musicale

Il blues: genere musicale, scala blues, giro di blues

Che cos’è il blues? La risposta a questa domanda non è semplice come sembra, infatti con il termine blues si indicano tante cose diverse, tutte hanno a che fare con la musica però il punto di vista può essere molto diverso. In questa lezione scopriremo diversi usi della parola “blues”, e perché è importante che un musicista li conosca tutti.

Con il termine blues si indicano principalmente tre cose. Per cominciare, il blues è musica nata in America verso la metà del ‘800 nella comunità afroamericana. In questo senso, il blues è un genere musicale che comprende un intero repertorio di canzoni e brani musicali, ma anche gli interpreti che ne hanno fatto la storia.

Il termine blues indica inoltre una precisa scala musicale, ricavata dalla scala pentatonica ma con alcune differenze. La scala blues si usa nel repertorio blues, ma non solo in questo. Ad esempio, si usa nel rock e nel jazz, che sono generi musicali ben distinti dal blues.

Infine, si indica come “giro di blues” una forma musicale ben precisa, formata da 12 misure. Questa forma ha avuto origine nel repertorio blues, ma è stata utilizzata ancora di più dai jazzisti, che l’hanno adattata ai propri scopi. Il giro di blues è stato poi utilizzato in altri generi musicali, come il rock’n’roll, il pop, il rock, la canzone d’autore ed altri ancora.

Andiamo adesso ad analizzare ciascuno di questi tre significati della parola blues, per capire meglio le sue mille sfumature.

Il blues, genere musicale

Il blues è un genere musicale nato nel sud degli Stati Uniti, nella seconda metà del XIX secolo e nella comunità afroamericana, ovvero tra i discendenti degli schiavi africani deportati in America nei secoli precedenti.

Come altri generi musicali nati in America in quel periodo, ad esempio lo spiritual e il gospel, anche nel blues sono confluiti elementi propriamente africani ed altri di origine europea. Infatti in America non arrivarono solo gli schiavi africani, ma anche milioni di emigranti un po’ da tutta Europa.

Per quanto riguarda il blues, la musica africana è nettamente predominante rispetto agli elementi musicali di origine europea. Tuttavia, il peso specifiche delle diverse culture musicali che si sono incontrate e mescolate in America è oggetto di studio e di dibattito tra i ricercatori e gli studiosi, non solo per quanto riguarda il blues ma anche per gli altri generi musicali propriamente americani.

Quando parliamo del blues, inteso come repertorio di brani o genere musicale, può essere utile distinguere tra due correnti principali: il blues rurale, nato nelle campagne, ed il blues urbano più tipico delle grandi città.

Il blues rurale

Il blues, inteso dunque come genere musicale, è stato molto trascurato fino a quasi la metà del ‘900, quando due studiosi, padre e figlio di nome John e Alan Lomax, si appassionarono a questo repertorio e condussero delle ricerche nell’America del Sud. John e Alan Lomax si sforzarono di registrare i principali interpreti di questo genere musicale, facendo un lavoro prezioso e mettendo le basi per la scoperta del blues da parte dei musicisti di tutto il mondo.

Fino ad allora il blues era una musica popolare, trasmessa oralmente da musicisti autodidatti, privi di una formazione accademica. I bluesman erano cantanti che si accompagnavano con una chitarra, suonando prevalentemente da soli e spesso improvvisando gran parte delle loro esecuzioni. Nel blues l’improvvisazione non riguardava solo la parte strumentale, ma anche il testo, che si adattava al contesto della performance.

Da questo punto di vista, i bluesman erano dei cantastorie, spesso itineranti e dalla vita avventurosa. Non stupisce dunque che per incontrare e registrare alcuni interpreti del blues, John ed Alan Lomax dovettero raggiungerli persino dentro le carceri americane, dove alcuni erano detenuti per risse, accoltellamenti e avventure legate in qualche modo al loro girovagare.

Alcuni importanti interpreti di questo repertorio, che abbiamo chiamato anche “blues rurale”, sono Leadbelly, Muddy Waters, Robert Johnson e John Lee Hooker.

I bluesman girovaghi che cantavano e si accompagnavano con la chitarra non avevano una carriera musicale nel senso moderno del termine, non frequentavano teatri e non erano considerati dei concertisti. Si presume che il loro modo di cantare e suonare il blues sia più vicino a quello delle origini, anche se i documenti più recenti risalgono agli anni ’30 o dopo.

A partire dagli anni ’20, nelle città si realizzarono anche numerose registrazioni di pezzi blues più sofisticati. Classifichiamo questo repertorio come “blues urbano”.

Il blues urbano

Abbiamo detto che il blues rurale era cantato da musicisti autodidatti, prevalentemente maschi, che giravano per le campagne e si accompagnavano con la chitarra. Parallelamente, a partire dal 1920 si creò un fiorente mercato discografico che registrava cantanti di blues, in questo caso quasi sempre di genere femminile, affiancando loro delle vere e proprie band.

Alcune protagoniste di questo genere musicale furono le cantanti Mamie Smith, Ma Rainey, Bessie Smith. In questo caso, si trattava di cantanti professioniste, spesso artiste di Vaudeville, ovvero di spettacoli itineranti.

Queste cantanti erano parte di vere e proprie compagnie di artisti, e non di rado ne erano a capo. Spesso venivano accolte nelle città quasi come delle moderne star, ed alcuni impresari lungimiranti intuirono che i loro dischi potevano avere un ottimo mercato.

Nelle registrazioni dei loro dischi, queste cantanti si avvalevano della collaborazione di musicisti a loro volta professionisti. Spesso c’era un pianista a guidare la band, gli arrangiamenti erano scritti con cura o comunque decisi in anticipo, con assoli strumentali, introduzioni e finali ben strutturati.

Le registrazioni che abbiamo del blues urbano sono dunque anteriori a quelle del blues rurale, però questi brani sono decisamente più sofisticati, spesso al confine tra un genere musicale arcaico e popolare come il blues rurale ed uno più moderno e sofisticato: il jazz.

Oltre ad indicare un repertorio molto ricco, il termine blues ha altri significati, più tecnici e specifici. In particolare, esistono una scala musicale blues, ed una forma musicale blues, detta anche “giro di blues”. Andiamo ad approfondire entrambi.

Piano Blues

La scala blues

La scala blues è una scala di origine africana ed è impiegata non solo nel repertorio blues, ma anche in altri generi musicali della tradizione afroamericana come il gospel, lo spiritual, il work song.

A distinguere questi vari sottogeneri è spesso il contenuto del testo, più che specifici elementi musicali. Il gospel è musica religiosa, lo spiritual è spesso legato alla tragedia della deportazione, il work song è un canto di lavoro. La scala blues è stata impiegata anche in generi musicali più recenti come il jazz, il rock’n’roll, il rock e persino il progressive rock.

Se l’origine della scala blues è dunque inequivocabile ed è legata al repertorio blues, è tuttavia frequente trovarla in generi musicali molto lontani dal blues. La scala blues è diventata una scala musicale “come le altre”, che qualunque compositore può utilizzare anche al di fuori del suo contesto di origine.

La scala blues è molto simile alla scala pentatonica, dalla quale è ricavata. In particolare, la scala blues deriva dalla scala pentatonica minore, alla quale si aggiungono alcune note di passaggio, dette blue notes. Nello spartito qua sotto puoi vedere a sinistra la scala pentatonica, e a destra la scala blues con evidenziate le note di passaggio, o blue notes.

scala-pentatonica-minore-e-scala-blues
Scala pentatonica minore e scala blues

Queste note di passaggio vengono spesso eseguite come glissando dalla voce e dagli strumenti a fiato, tecnica che però non è riproducibile su alcuni strumenti, ad esempio il pianoforte.

I bluesman chitarristi, protagonisti di quello che abbiamo chiamato blues rurale, spesso usavano un pezzo di una bottiglia rotta, un collo di bottiglia, per riprodurre il glissando sulla chitarra. Questa tecnica specifica si chiama slide, che in lingua inglese significa “scivolare”.

La scala blues estesa

La scala blues più semplice e comune è formata da sette note: le cinque note della scala pentatonica, più due blue notes. Esiste anche una scala blues più estesa che include le note delle scale pentatonica maggiore e pentatonica minore, oltre alle due blue note. In questo modo, la scala blues arriva a comprendere quasi per intero i suoni della scala cromatica.

Scala pentatonica maggiore e minore
Scala pentatonica maggiore (a sinistra) e minore (a destra)
scala-blues-completa
Scala blues estesa: comprende le note delle due scale pentatoniche, più le due blue notes (in giallo)

Passiamo adesso ad analizzare il terzo ed ultimo significato della parola blues: la forma musicale di 12 misure, anche chiamata “giro di blues”.

Il blues di 12 misure, o giro di blues.

Il giro di blues di dodici misure esisteva già nel blues rurale, tuttavia i cantanti che si accompagnavano da soli con la chitarra non avevano particolari ragioni per rispettarne scrupolosamente la durata.

Non dovendo interagire con altri musicisti e spesso improvvisando parte del testo, per loro era normale adattare la durata degli accordi alle frasi cantate, prolungando o abbreviando la durata di ciascuna strofa, in base alle necessità del testo poetico.

Nelle registrazioni del blues urbano la forma di dodici misure era invece più rigorosa che nel blues rurale. La band era infatti formata da più musicisti i quali avevano esigenza di suonare insieme, e dunque di sapere in anticipo la durata delle strofe.

Gli accordi del giro di blues

Che rispetti o meno la durata esatta di 12 misure, il giro di blues è caratterizzato da tre accordi, i tre accordi maggiori che possiamo ricavare da qualunque scala maggiore sui gradi I, IV e V. Ad esempio, un blues in Do maggiore utilizza gli accordi di Do, Fa e Sol.

Questi tre accordi di solito caratterizzano quattro misure ciascuno, quindi le prime quattro misure sono basate sull’accordo del I grado, le quattro misure successive su quello del IV grado e le quattro misure finali sull’accordo del V grado, che prepara di nuovo il primo grado.

Il blues è infatti una forma stroficaCapire la musica per improvvisare meglio: la forma negli standard jazz e ripetitiva: alla fine di un giro di blues, ne segue un altro che è simile o uguale dal punto di vista melodico e armonico, mentre il testo cambia. Il testo si dipana dunque in una lunga serie di giri di blues, alternando strofe cantate ed altre strumentali.

Un’altra caratteristica del giro di blues è la tendenza a suonare tutti gli accordi come accordi di dominante, quindi come accordi maggiori con la settima minore. I tre accordi di un blues in Do, diventano dunque C7, F7, G7. Questo contraddice le regole musica tonale, infatti dal I, IV e V grado della scala maggiore si ricavano gli accordi Imaj7, IVmaj7, V7, e non tre accordi di dominante.

Questa peculiarità del giro di blues si spiega con la sua natura ibrida: il giro di blues è nato come musica modale, basata sulla scala blues, e solo successivamente si è evoluto verso la musica tonale nelle elaborazioni dei jazzisti. Se ti interessa, puoi approfondire questo argomento nella lezione sulla differenza tra musica modale e tonale.

Testo e melodia nel giro di blues

Spesso il testo di un segue una forma tripartita, secondo lo schema proposta – proposta – risposta. Il testo propone un concetto sulle prime quattro misure, dunque sull’accordo del I grado. Lo stesso testo, e a volte la stessa melodia, vengono poi riproposti nelle quattro misure successive, sull’accordo del IV grado. Infine, la risposta avviene nelle ultime quattro misure, sull’accordo del V grado.

Spesso nella prima frase il blues propone un conflitto, una difficoltà. Nella seconda frase, lo stesso concetto viene ribadito in modo simile, o uguale. Infine, nella terza frase si giunge ad una soluzione, o comunque ad un avanzamento della storia.

ACCORDITESTO
Prima frase (misure 1-4)I gradoProposta
Seconda frase (misure 5-8)IV gradoProposta
Terza frase (misure 9-12)V gradoRisposta

Ecco un esempio di un brano tradizionale intitolato Good Morning Blues. Osserviamo che la prima frase “Good morning blues, blues how do you do?” viene ripetuta due volte, mentre le ultime quattro misure “rispondono” alla domanda, e portano avanti la storia.

Good-Morning-Blues, un classico giro di blues
Un blues traduzionale, Good Morning Blues

Ecco una sintesi delle caratteristiche principali del giro di blues

• Frequentemente il blues ha una durata di 12 misure. Le forme arcaiche a volte sono di 8 misure, 16 misure, oppure hanno una forma libera.
• E’ basato su tre accordi maggiori, gli accordi del I, IV e V grado di una tonalità maggiore
• E’ tripartito da un punto di vista melodico e spesso anche nel testo, seguendo la sequenza proposta – proposta – risposta.
• Ha una forma strofica, ogni brano musicale propone numerosi giri di blues, che musicalmente sono uguali o molto simili, ma servono per raccontare la storia (il testo).
• Il blues è’ musica modale, utilizza accordi di dominante sui tre gradi I, IV e V, cosa che sarebbe impossibile nel contesto della musica tonale.

Vediamo adesso come il “giro di blues” è stato reinterpretato ed arricchito dai jazzisti.

Il giro di blues tra i jazzisti

Il giro di blues è stato molto utilizzato dai jazzisti, che lo trovavano particolarmente adatto all’improvvisazione. Una forma strofica che si ripete sempre uguale lascia infatti grande libertà ad un musicista impegnato in un assolo improvvisato. Dodici misure passano in fretta ed è praticamente impossibile perdersi, inoltre la scala blues è molto efficace ed incisiva.

I jazzisti hanno sviluppato il classico giro di blues di dodici misure in molteplici direzioni, raddoppiandolo in strofe di 24 misure, sintetizzandolo in strofe di sole 8 misure, inserendo accordi di passaggio più o meno complicati, creandone versioni tonali ed infine realizzandone una versione minore dove si rispetta la sequenza I IV V ma impiegando tre accordi minori.

Ecco alcuni esempi di blues creati dai jazzisti, elaborando il classico giro di blues di 12 misure.

  • Blues For Alice di Charlie Parker. Blues tonale, ricco di movimenti di cadenza II V.
  • Stolen Moments di Oliver Nelson. Blues in modo minore.
  • Watermelon Man di Herbie Hancock, blues di 16 misure.
  • West Coast Blues, di Wes Montgomery. Blues di 24 misure, tempo di 3/4.
  • Bluesette di Toots Thielemans. Blues di 24 misure, in tempo 3/4 e basato sulle armonie di Blues for Alice di Charlie Parker.
  • Footprints di Wayne Shorter. Blues minore, tempo di 3/4

I jazzisti hanno dunque elaborato in vario modo la più tipica strofa blues, cambiandone la durata, il contenuto o entrambe le cose. Su questo sito trovi l’analisi di diversi brani, legati al repertorio blues in vario modo. Eccone alcuni.

Conclusioni

Abbiamo visto che il termine “blues” può indicare un intero genere musicale, con tutto il suo mondo. Così come ci sono specialisti della musica classica, del jazz, del rock, esistono specialisti del blues che ascoltano e/o suonano solo blues.

Tuttavia, il blues indica anche elementi tecnici e musicali più precisi e circoscritti: la scala blues, il giro di blues. Questi ultimi dovrebbero essere conosciuti da qualunque musicista, anche dilettante, che vuole provare a suonare qualunque tipo di musica moderna.

In questo articolo abbiamo visto quanto il giro di blues e la scala blues abbiano fatto strada, partendo sì dal blues arcaico o rurale, ma contaminando poi il jazz, il rock, persino la musica elettronica, la musica da film, le canzoni.

Spero che questa lezione contribuisca a chiarire i diversi significati della parola “blues”, ma che soprattutto che possa suscitare la curiosità di leggere, ascoltare, suonare sempre nuova musica. Se ti fa piacere, lascia un commento qua sotto. Grazie!

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