Gli strumenti traspositori possono essere difficili da comprendere, perché può sembrare che siano una complicazione inutile e inspiegabile. Infatti, uno strumento assegna alle note un nome che non corrisponde alla nota che effettivamente producono.
Questo paradosso si spiega con ragioni storiche ma anche pratiche, ci sono dei buoni motivi per cui gli strumenti traspositori non hanno “corretto” questa apparente incongruenza, nel corso del tempo. In questa lezione provo ad approfondire meglio cosa sono gli strumenti traspositori, e come interagire con chi suona uno strumento traspositore, se tu suoni uno strumento in Do.
- Cosa sono gli strumenti traspositori: uno scherzo perfido da fare a un pianista
- Le origini: strumenti senza pistoni, o esigenze timbriche
- Scrivere la musica per gli strumenti traspositori
- Alcuni esempi
- Come questi strumenti hanno influenzato la musica jazz
- Conclusioni, conoscere meglio gli strumenti traspositori
Cosa sono gli strumenti traspositori: uno scherzo perfido da fare a un pianista
Immagina di avere un pianoforte in salotto, e che durante la notte qualcuno per dispetto accordasse tutto lo strumento un semitono sotto, rispetto alla normale accordatura in Do. Ebbene, premendo la nota Do, lo strumento emetterebbe in realtà una nota Si. Premendo una nota Fa, lo strumento suonerebbe un Mi, e così via. A meno che tu non abbia uno speciale talento chiamato “orecchio assoluto”, probabilmente non ti accorgeresti neppure della differenza.
Se anche tu lo venissi a sapere, pensa che fatica sarebbe reimparare la posizione delle note sullo strumento, e premere tasti diversi per suonare note che fino a quel momento avevano una posizione fissa sulla tastiera! Gli strumenti traspositori sono nati proprio così, a un certo punto si è deciso di cambiare l’accordatura di uno strumento, o di creare diverse versioni dello stesso strumento. Proviamo a spiegare meglio perché è avvenuto.
Le origini: strumenti senza pistoni, o esigenze timbriche
Alcuni strumenti a fiato, anticamente erano basati su accordature naturali ed erano privi di tasti. I suoni venivano derivati dalla lunghezza del tubo e dalla pressione del fiato, emettendo una serie di suoni armonici. Per questo motivo, esistevano diversi strumenti simili ma con accordature diverse.
Per uniformare le diteggiature tra questi diversi strumenti, si è ritenuto di mantenere il nome delle note sempre uguale in strumenti simili, e cambiare piuttosto la scrittura dello spartito. Torniamo al nostro esempio iniziale del pianoforte accordato in Si: per chi sa leggere la musica, non è più facile suonare qualcosa scritto un semitono sopra, piuttosto che reimparare una diversa posizione delle note sulla tastiera.
Pensa poi se i pianoforti fossero addirittura tre, con diverse accordature. È sicuramente più facile leggere tre spartiti diversi, che in realtà producono il medesimo suono, piuttosto che avere un solo spartito, ma dover muovere le mani in modo del tutto diverso sui tre strumenti.
In alcuni casi ci si è accorti nel tempo che strumenti accordati in alcune tonalità avevano un suono migliore. Questo spiega perché uno strumento relativamente “giovane”, il saxsofono, che è nato già con la possibilità di suonare l’intera scala cromatica, è divenuto tuttavia uno strumento traspositore.
Adolphe Sax progettò infatti strumenti in Do e Fa (famiglia orchestrale) oppure Si bemolle e Mi bemolle (famiglia militare/bandistica). La trasposizione nasce per uniformare la diteggiatura tra taglie diverse della stessa famiglia, per poter passare da uno all’altro senza reimparare tutte le posizioni. Gli strumenti in Si bemolle e Mi bemolle risultarono migliori, con un timbro più equilibrato, e dunque vennero adottati e sono diventati presto lo standard per il sax.
All’inizio del ‘900 venne inventato anche il “C melody”, una sorta di saxsofono in Do maggiore, che voleva rendere le cose più semplici a chi era abituato a suonare gli strumenti in Do. Tuttavia il suono era peggiore, per cui non ebbe un particolare successo.
In sintesi, l’esistenza degli strumenti traspositori ha ragioni storiche, ma anche pratiche. È più comodo suonare diversi strumenti con la medesima diteggiatura, anche se le note che emettono sono diverse e non corrispondono alla scala di Do, ma a scale diverse come Mi bemolle o Si bemolle.
Scrivere la musica per gli strumenti traspositori
Scrivere la musica per gli strumenti traspositori può essere una sfida complicata per un principiante, è molto facile sbagliarsi e correggere lo spartito in modo errato. Ecco alcuni consigli per orientarsi.
Adattare uno spartito in Do per gli strumenti traspositori.
Mettiamo il caso che tu abbia uno spartito per pianoforte, quindi in tonalità di Do maggiore. Se vuoi adattare lo spartito per tromba o sax tenore, che sono accordati in Si bemolle, oppure sax contralto o baritono che sono in Mi bemolle, dovrai fare in modo che questi strumenti suonino effettivamente nella tonalità di Do. Ecco come fare:
- Per gli strumenti in Si bemolle, dovrai scrivere lo spartito un tono sopra. Sono accordati un tono sotto, per cui devi scrivere loro il brano in Re. Quindi, lo spartito riequilibra la differenza tra l’accordatura naturale, e quella in Si bemolle.
- Per gli strumenti in Mi bemolle, dovrai procedere in direzione opposta: scrivere lo spartito un tono e mezzo sotto. Per far sì che suonino in Do, lo spartito dovrà essere in La maggiore.
Sembra facile, e con un po’ di pratica ci si fa l’abitudine, ma potrà capitare di commettere degli errori. Almeno, a me è capitato diverse volte di trasportare in modo sbagliato, prima di prendere confidenza con il sistema!
Vediamo adesso come alcuni strumenti traspositori hanno condizionato il repertorio jazz. L’utilizzo di certi strumenti condiziona infatti le tonalità prevalenti in un genere musicale. Ad esempio, il rock è pieno di brani in Mi e La, che sono tonalità comode per la chitarra. Molti cantautori dilettanti scrivono canzoni in tonalità di Do maggiore, che è la scala più facile da suonare sul pianoforte. Per il jazz è andata in modo diverso!
Alcuni esempi
Facciamo adesso alcuni esempi, per vedere come concretamente si trasforma uno spartito nel passare dagli strumenti in Do a quelli in Si bemolle o Mi bemolle.
Iniziamo da un famoso blues di Duke Ellington, intitolato C Jam blues. Come indicato già nel titolo, il brano è in tonalità di Do maggiore. Ecco lo spartito nella versione “normale”, quella per strumenti in Do.

La melodia impiega solo due note, Sol e Do. Nel trasportare il brano per strumenti in Si bemolle, dovremo alzare tutto di un tono. La tonalità diventa dunque Re maggiore, osserva le due alterazioni in chiave. Le note Sol Do diventano rispettivamente La e Re. Ecco dunque lo spartito per strumenti in Si bemolle.

Se vogliamo trasportare il brano per strumenti in Mi bemolle, dobbiamo invece andare indietro di un tono e mezzo, quindi la tonalità passa da Do maggiore a La maggiore, con tre alterazioni in chiave. Le note Sol Do diventeranno rispettivamente Mi e La. A seguire lo spartito.

Passiamo adesso a un secondo esempio, utilizziamo la celebre bossanova Garota de Ipanema del compositore brasiliano Antonio Carlos Jobim. Il brano è in tonalità di Fa maggiore, e la prima nota della melodia è Sol. Ecco lo spartito nella versione originale, per strumenti in Do.

Per trasportare lo spartito e adattarlo a strumenti in Si bemolle, dobbiamo alzare tutto di un tono. La tonalità diventerà dunque Sol maggiore, e la prima nota Sol diventa La.

Infine, trasportiamo lo spartito di Garota de Ipanema per strumenti in Mi bemolle. In questo caso dovrò andare indietro di un tono e mezzo. La tonalità passa da Fa maggiore a Re maggiore, e la prima nota Sol diventa Mi. Ecco lo spartito per strumenti in Mi bemolle.

Vediamo adess come l’impiego di questi strumenti musicali ha condizionato lo sviluppo del repertorio jazz e la scelta delle tonalità.
Come questi strumenti hanno influenzato la musica jazz
Alcuni strumenti hanno trovato particolare impiego nel jazz: abbiamo già menzionato il sassofono. In particolare, il sax tenore è in tonalità di Si bemolle. Lo hanno suonato grandi jazzisti come Coleman Hawkins, Lester Young, Ben Webster, Sonny Rollins e John Coltrane.
Il sax contralto è invece accordato in Mi bemolle, ed è lo strumento che suonavano Johnny Hodges, Benny Carter, Charlie Parker, Paul Desmond, Lee Konitz.
Un po’ meno comuni, il sax baritono in Mi bemolle, suonato da Gerry Mulligan, e il sax soprano in Si Bemolle, adottato da Sidney Bechet, e poi dallo stesso John Coltrane. Per Coltrane, passare dal tenore in Si bemolle al soprano anch’esso in Si bemolle, rappresentò un lavoro impegnativo dal punto di vista tecnico, ma non richiese una diversa mappatura delle note. È più raro il passaggio dal contralto al tenore e viceversa, che sono accordati in modo diverso.
Anche la tromba è uno strumento in Si bemolle. Il grande impiego di strumenti a fiato traspositori nel jazz ha condizionato moltissimo la scelta delle tonalità per il repertorio, specialmente per i brani strumentali che non hanno l’esigenza di adattarsi al timbro vocale di ciascun cantante.
Ad esempio, la maggior parte dei blues sono in tonalità di Fa o di Si bemolle. Le due tonalità sono comode sia per gli strumenti in Si bemolle, che per quelli in Mi bemolle. Queste tonalità sono le più comuni perché ottimizzano la lettura per gli strumenti traspositori.
- Blues in Si bemolle. Perfetto per il sax tenore, che è accordato in Si bemolle e dunque suona nella “sua” tonalità di Do maggiore. Ottimo anche per il sax contralto, che suona nella sua scala di Sol maggiore (una sola alterazione).
- Blues in Fa. Ottimo per il sax tenore, che suona nella sua tonalità di Sol maggiore (una sola alterazione), è comodo anche per il sax contralto, che suona una terza sotto, e dunque nella sua tonalità di Re maggiore (due alterazioni)
- Non stupisce dunque che anche i Rhythm Changes, una delle forme più comuni nel jazz, siano in tonalità di Si bemolle.
Queste consuetudini del repertorio jazz sono diventate la norma anche per strumenti non traspositori. Ad esempio, anche Thelonious Monk e Bud Powell hanno scritto decine di brani in tonalità di Si bemolle e Mi bemolle, sapendo che erano tonalità comode per i loro colleghi suonatori di strumenti a fiato.
Conclusioni, conoscere meglio gli strumenti traspositori
La musica è una materia davvero vasta, e la teoria musicale presenta alcuni argomenti particolarmente insidiosi. Gli strumenti traspositori sono sicuramente tra questi, quindi non ti scoraggiare se fai un po’ di fatica a trasportare gli spartiti. Prova a ricordare questa semplice regola: per gli strumenti in Si bemolle, devi alzare lo spartito di un tono, per riportarli così in Do. Per gli strumenti in Mi bemolle, dovrai abbassare lo spartito di un tono e mezzo.
Ricordati inoltre il concetto chiave che giustifica l’esistenza degli strumenti traspositori: è più facile cambiare la scrittura che reimparare la diteggiatura.
Se vuoi aggiungere qualcosa a questa lezione o hai domande, fammi sapere. Sarò lieto se i lettori del mio blog che suonano effettivamente strumenti traspositori vorranno aggiungere qualcosa, o precisare mie eventuali mancanze. Sono pur sempre un pianista, ed ho provato ad affrontare l’argomento dal mio punto di vista. Sperando che il diabolico scherzo che prospettavo all’inizio non venga messo in atto a mio danno, e di non ritrovarmi un pianoforte accordato in Si!



Quante volte ho dovuto riscrivere i pezzi per il sax alto suonati con la prima band tanti anni fa !! Avevo imparato che il “DO del pianista era il mio LA” e riscrivevo tutto a mano … altro che Internet e IA di oggi 😉