[Note di Lunedì n.181] La nevicata del ‘56 è una canzone scritta negli anni ‘70 da Carla Vistarini e Luigi Lopez, ma rimasta a lungo inutilizzata. Solo nel 1990 trovò in Mia Martini una grande interprete al Festival di Sanremo. Lo stesso anno la canzone è stata interpretata anche da Franco Califano, che la propose però con un proprio testo.
La nevicata del ‘56 parla di Roma, che nel 1956 fu coperta dalla neve per quasi un mese. La canzone fu inizialmente proposta a Gabriella Ferri, la più grande interprete della canzone popolare romana. Pare che la cantante avesse apprezzato il brano, che per qualche motivo venne però accantonato e dovette attendere ben quindici anni prima di essere registrato.
La canzone ha una prima parte in modo minore. E’ questo il momento in cui il ricordo affiora nella memoria di chi canta, riportando alla mente una città vuota e silenziosa, dove si sente il rumore del fiume e delle fontane. La particolarità della canzone è che la melodia indugia a lungo su ciascun accordo, prima di passare al successivo. Questo accade più spesso nella musica popolare che nel repertorio di musica leggera/pop.

La strofa iniziale ritorna una seconda volta con la stessa metrica, mentre la terza esecuzione è un po’ più breve, infatti dura solo 12 misure e gli accordi sono un po’ più ravvicinati. Prova ad ascoltare la parte che inizia con il verso “C’era sempre un gran sole e la notte era bella”, al minuto 1’55’’, e sentirai che la strofa è simile alle precedenti, ma al tempo stesso è diversa.

Dopo le tre strofe, la canzone passa nella tonalità di Sol maggiore, e vi rimane per il resto del brano. Anche qua il cambiamento è forte e dovrebbe essere facile da riconoscere anche se non suoni uno strumento musicale. Il cambio tra modo minore e maggiore avviene al minuto 2’22”, sulla frase “Com’è, com’è, com’è, che c’era posto pure per le favole?”.

La canzone non è dunque ripetitiva come può sembrare a un primo ascolto. Le strofe hanno delle piccole differenze e il ritornello modula dal modo minore al maggiore, come accade in molta musica popolare, ma più raramente nel repertorio dei cantautori. Nell’insieme, la canzone ha una melodia lineare, con qualche salto di ottava che mette in risalto le doti vocali di Mia Martini.
Ecco invece la versione della canzone di Franco Califano, che aveva collaborato anche alla stesura del testo originale e ne compose poi uno per suo proprio uso.
Se il testo originale di Carla Vistarini è più delicato e universale, anche quello di Franco Califano ha una sua bellezza. Il cantautore romano imprime alla canzone la propria identità di maschio sfrontato, capace di promesse mai mantenute, ma anche di inventarsi una canzone, pur di sedurre la donna che ama.
Il titolo del brano, La nevicata del ‘56, ci porta indietro a un evento ormai remoto. Bisogna pensare che fu composto nel 1975, quando il ricordo di quella nevicata doveva essere ancora vivo, almeno in molti cittadini romani. Anche a distanza di tanto tempo, la canzone mantiene però una sua grazia e mi piace pensare che l’episodio citato sia solo un pretesto per una canzone sulla nostalgia.
In particolare, mi parte che il verso più raffinato sia “E c’era pure la luna, molto meglio di adesso”. Questo verso mi pare un ammissione che, forse, la nostalgia è qualcosa che sorge dentro di noi, provocata semplicemente dal passare del tempo.
Infatti la città di Roma è sicuramente cambiata tra il 1956 e il 1975 in cui la canzone è stata scritta, e ancora tra il 1990 in cui Mia Martini l’ha cantata, ed il presente. Ma è difficile pensare che la luna sia davvero diversa. La nostalgia appartiene a tutti noi, ognuno scelga una nevicata o qualche altro episodio speciale, per volgere il proprio pensiero indietro, verso un tenero ricordo.
Al prossimo lunedì!



passerei giornate a seguire le tue guide all’ascolto
Grazie Ugo, sei molto gentile
Molto interessante la proposta di brani di musica pop, in particolare questo brano è meraviglioso , cantato da due grandi interpreti che non vanno mai dimenticati. Grazie!
Grazie per il commento. Ciao Francesca, a presto
Ciao grande maestro…le tue considerazioni sono sempre approfondite ed interessantissime, oltre che belle. Per me va benissimo l’alternanza jazz, pop e musica leggera in genere…poi, inoltre per quanto riguarda questo brano che ci hai oggi proposto, ti debbo dire che e’ veramente da brividi.
N.B. un piccolo suggerimento: allega sempre lo spartito (specialmente per brani di questo livello).
Ciao e tanti auguri di Buon Natale.
Ciao Roberto, mi fa sempre piacere quando lasci un commento! Per lo spartito scrivimi un email, preferisco non pubblicare spartiti di brani recenti
Ciao Leo, le tue note sono sempre bellissime, sia che si tratti del jazz, sia che abbiano ad oggetto il pop. Va benissimo anche l’alternanza delle proposte
Cari saluti
Ciao Imma, grazie per i tuoi commenti sempre positivi e amichevoli. A presto
Ciao Leo, se sono “canzonette” di questo livello ben vengano, credo che molti jazzisti come suonano Estate, suonerebbero molte Canzonette… Ciao e Buon Natale da Teo.
Grazie Teo, lo credo anch’io. A presto