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Note di Lunedì

Thelonious Monk, Rhythm-A-Ning

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[Note di lunedì n.26] Pur essendo uno dei protagonisti delle storiche jam sessions del Minton’s, è impossibile collocare Thelonious Monk all’interno di una qualunque corrente stilistica, la sua musica è infatti del tutto personale ed inconfondibile. Analizziamo il suo brano Rhythm-a-Ning.

Monk è stato un grande innovatore, ma non nella stessa direzione degli altri musicisti bebop. Ad esempio, mentre Bud Powell predilige tempi veloci e frasi serrate, Monk suona più spesso a tempo medio e con un fraseggiomolto più vuoto.

Rhythm-a-Ning è un brano costruito sulla sequenza armonica di I Got Rhythm di George Gershwin, un classico del repertorio jazzistico. Il pezzo si apre con un’introduzione nella quale il pianista anticipa frammenti del tema. L’esposizione del tema vera e propria è affidata a tromba e sax tenore (0’14”) che suonano inizialmente in unisono, poi a distanza di terza con il sax tenore insolitamente più acuto della tromba.

Thelonious Monk Rhythm-a-ning, esposizione del tema
Thelonious Monk Rhythm-a-ning, esposizione del tema

Il primo assolo (0’40”) è di Monk, che inizia con quattro misure di silenzio e prosegue con un fraseggio spezzato e allusivo, citando ripetutamente il tema. Nella sezione B del secondo chorus (1’24”) possiamo ascoltare una scala esatonale discendente, uno stilema tipico di Thelonious Monk.

Alla fine del secondo chorus (1’38”) accade qualcosa di inusuale: la band si aspetta che il pianista prosegua l’improvvisazione, ma invece lui ha già terminato il suo assolo. In un altra circostanza il solista successivo avrebbe iniziato a suonare quasi immediatamente, ma in questo caso passa un intero chorus prima che un altro musicista inizi il suo assolo.

Thelonious Monk era un maestro nell’uso dei silenzi e delle pause, del resto anche il primo chorus di assolo era iniziato con quattro misure di pausa. Per questo i compagni aspettano ben 32 misure prima di convincersi che il pianista ha davvero concluso la sua improvvisazione!

Il secondo assolo è del trombettista Bill Hardman (2’04”) e Monk ci stupisce ancora decidendo di tacere durante il terzo e quarto chorus (2’55”) che sono dunque accompagnati solo da basso e batteria. Seguono le improvvisazioni del sassofonista Johnny Griffin (3’46”) e del batterista e leader della formazione Art Blakey (5’30”).

Rhythm a Ning ci mostra quanto Thelonious Monk fosse lontano dai cliché della sua epoca. Con il suo modo di suonare e di utilizzare i silenzi, riesce a trasformare un classico rhythm changes in un brano sorprendente ed unico.

Arrivederci al prossimo lunedì!

Questo brano fa parte della lista Come imparare 100 standard jazz

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