Thelonious Monk, Rhythm-A-Ning - leoravera.it
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Thelonious Monk, Rhythm-A-Ning

Note di lunedì n.26 Thelonious Monk, il silenzio... parla

Pur essendo uno dei protagonisti delle storiche jam sessions del Minton's, è impossibile collocare Thelonious Monk all'interno di una qualunque corrente stilistica, la sua musica è infatti del tutto personale ed inconfondibile.

Art Blakey & Thelonious Monk Rhythm-A-Ning Art Blakey's Jazz Messengers W 1957

Il pianista è certamente un innovatore, ma non nella maniera dei musicisti bebop: laddove questi prediligono tempi veloci e frasi serrate, è queso il caso di Bud Powell, Monk predilige tempi medi e frasi spezzate. Rhythm-a-Ning è un brano costruito sulla sequenza armonica di I Got Rhythm di George Gershwin, un classico del repertorio jazzistico.

Il brano si apre con un'introduzione nella quale il pianista anticipa frammenti del tema, l'esposizione vera e propria è affidata a tromba e sax tenore (0'14'') che suonano inizialmente in unisono, poi a distanza di terza con il sax tenore insolitamente più acuto della tromba.

Thelonious Monk Rhythm-a-ning,

Thelonious Monk Rhythm-a-ning, esposizione del tema

Il primo assolo (0'40'') è del pianista, che inizia con quattro misure di silenzio e prosegue con un fraseggio spezzato e allusivo, citando ripetutamente il tema. Nella sezione B del secondo chorus (1'24'') possiamo ascoltare una scala esatonale discendente, stilema tipico di Thelonious Monk.

Alla fine del secondo chorus (1'38'') accade qualcosa di inusuale: la band si aspetta che il pianista prosegua l'assolo, che invece lui ha già concluso. In un altra circostanza il solista successivo avrebbe preso la parola quasi immediatamente, ma in questo caso passa un intero chorus prima che un altro solista intervenga. Monk è maestro nell'uso dei silenzi e delle pause (anche il primo chorus di assolo era iniziato con un silenzio) ed i compagni aspettano ben 32 misure prima di convincersi che il pianista ha davvero concluso la sua improvvisazione!

Il secondo assolo è del trombettista Bill Hardman (2'04'') e Monk ci stupisce ancora decidendo di tacere durante il terzo e quarto chorus (2'55'') che sono dunque accompagnati solo da basso e batteria. Seguono le improvvisazioni del sassofonista Johnny Griffin (3'46'') e del batterista e leader della formazione Art Blakey (5'30'').

Questo brano ci mostra Monk in tutta la sua originalità: maestro dell'imprevisto e del silenzio, è sempre al centro del discorso... anche quando tace!

Arrivederci al prossimo lunedì!

Questo brano fa parte della lista Come imparare 100 standard jazz

Rubrica di analisi musicale

art by Valentina Veschi

Note di lunedì rubrica di analisi musicale dedicata ai grandi classici della musica jazz e rock: ogni lunedì un brano con annotazioni tecniche e curiosità. Per iniziare bene la settimana... e conoscere meglio la musica.

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