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Note di Lunedì

Jim Morrison, The End

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[Note di lunedi n. 143] The End: la rivoluzione che bussa alle porte

I Doors sono stati una delle formazioni leggendarie del movimento psichedelico e del rock tutto. Capo carismatico ed anima della band, la parabola artistica e umana di Jim Morrison si è consumata in pochi anni, esaltanti e drammatici al tempo stesso. Analizziamo uno dei brani più noti dei Doors, intitolato The End.

The End si apre con alcune note di chitarra sulle note A B C# D. Siamo nel contesto di una scala di Re. E’ un Re maggiore o minore? Al principio è difficile dirlo, in quanto la melodia tocca una volta il Fa naturale e una volta il Fa diesis, lasciando quindi aperta la questione.

Anche la linea di basso è ambigua, il basso esegue infatti un ostinato su prima e quinta, senza toccare mai la terza dell’accordo. Una figura che si ripete sempre uguale, un riff semplice ma efficace ed ipnotico:

The End (Doors) Linea di basso
The End – la linea di basso

L’introduzione strumentale dura circa un minuto, poi entra la voce (0’54’’) accompagnata ancora dalla chitarra, da un tamburello e poi dall’organo che decide in modo definitivo il modo del pezzo: siamo su un Re maggiore.

La prima parte cantata della canzone (parte A) gira su pochi semplici accordi: Re, Do, Sol. La metrica del brano è però interessante, per tre volte le frasi musicali si dilatano su misure di 6/4, una soluzione non certo frequente nella musica rock.

The End – motivo principale

La seconda parte della canzone (parte B) è meno originale, impiega ancora i soliti tre accordi, disposti però in ordine differente e con una melodia meno incisiva. Se è quasi impossibile dimenticare la prima idea musicale, quella su cui Jim Morrison canta “this is the end”, la seconda parte è invece più anonima. Ecco lo spartito di questa seconda sezione cantata.

Lo spartito di The End – parte B

Dopo la breve parte cantata (2’13’’), The End prosegue con una lunga improvvisazione su un accordo di Re maggiore. La chitarra suona ancora note ambigue, Fa diesis e Fa naturale, Do diesis e Do naturale, mentre l’organo rimane su un accordo di Re7.

Nel jazz potremmo parlare di modo misolidio ma il quadro ideale dei Doors è un altro, quello di un’ improvvisazione libera da schemi, tipica del rock psichedelico.

Per chi è abituato ad analizzare i brani musicali per le loro sottigliezze melodiche o armoniche, non è facile seguire questa musica approssimativa, suonata da musicisti dilettanti che considerano gli strumenti un mezzo per esprimere delle idee, più che per fare musica.

Eppure il potere ipnotico di questo pezzo travalica i generi e gli stili. Il lungo accordo di Re maggiore suonato dall’organo, le note improvvisate dalla chitarra e soprattutto la voce di Jim Morrison, che più di un cantante è poeta e predicatore, creano un insieme magico e potentissimo.

Il rock psichedelico è musica senza forma, per definizione. A parte i pochi accordi sui cui si muove il motivo principale, il resto del brano è una lunga improvvisazione su un accordo e su una scala, neppure ben definita. Eppure, voglio provare ad avvicinare due opposti e trovare una somiglianza tra The End ed un celebre brano del musicista che della forma è stato campione insuperato, Ludwig Van Beethoven.

E’ molto curioso che l’incipit di The End richiami il celebre tema della quinta sinfonia di Beethoven, con le sue famose note ribattute Fa Fa Fa Re. Queste quattro note, che Beethoven descrisse come “il destino che bussa alle porte”, somigliano non poco alle quattro note iniziali sui cui Jim Morrison canta la frase iniziale della canzone “this is the end”.

inciso iniziale della 5a sinfonia di Beethoven
L’inciso iniziale della 5a sinfonia di Beethoven

Con la musica dei Doors e il rock nel suo insieme, a “bussare alle porte” non è tanto il destino, quanto la rivoluzione. Una rivoluzione che è stata prima di tutto musicale, con gli strumenti imbracciati da qualunque ragazzo ne avesse voglia, per imparare due o tre accordi e con quelli iniziare subito a dire la sua.

Qualunque gruppo rock è in qualche modo debitrice ed erede di questa band un po’ sconclusionata, guidata dal gran sacerdote Jim Morrison che con la sua musica ed i suoi testi cercava di aprire le porte, The Doors, verso qualcosa d’altro.

Dove volessero andare? Difficile dirlo. Però ascoltando The End la porta sembra quasi socchiudersi e dallo spiraglio possiamo intravvedere immagini confuse. Forse Beethoven seduto alle tastiere, a fianco di Jim Morrison? Non è possibile. La musica psichedelica gioca dei brutti scherzi…

Al prossimo lunedì!


Scarica lo spartito di The End

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Note di lunedì rubrica di analisi musicale dedicata ai grandi classici della musica jazz e rock: ogni lunedì un brano con annotazioni tecniche e curiosità. Per iniziare bene la settimana… e conoscere meglio la musica.

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