La differenza tra tempo semplice e tempo composto
Tempo semplice e tempo composto, la differenza tra tempi semplici e composti

Tempo semplice e tempo composto

Qual è la differenza tra tempo semplice e tempo composto? Spesso lo studente principiante viene tratto in inganno dalla dicitura tempo semplice e pensa sia un sinonimo di tempo facile. Per questo motivo accade di classificare erroneamente come tempo composto qualunque tempo che sia inusuale e difficile.

La differenza tra tempo semplice e tempo composto invece non ha niente a che fare con la maggiore o minore “difficoltà” di un tempo musicale, proviamo dunque a fare un po' di ordine e definire con precisione tempi semplici e tempi composti.

Premessa: il tempo nella musica occidentale

Le definizioni di tempo semplice e tempo composto presuppongono una divisione della musica in gruppi ritmici regolari. Da alcuni secoli questa maniera di concepire la musica è del tutto prevalente, almeno nell'ambito della musica occidentale, ma non è sempre stato così. Nell'antichità greco-romana il ritmo musicale si poggiava sul ritmo poetico e dunque sulla parola, successivamente la percezione del ritmo è passata da sillabica a percussiva, fino al consolidarsi della notazione mensurale basata sul ripetersi di una data unità di tempo, sempre uguale. E' quello che accade quando la musica utilizza una serie di misure musicali (o battute musicali).

Il motivo per cui l'essere umano tenda ad organizzare i suoni raggruppandoli in gruppi omogenei è terreno di studio più per gli psicologi che per i musicisti. E' però utile ricordare che è possibile concepire il ritmo in modo differente, senza rispettare la classica divisione in misure (o battute) tutte uguali. Un paio di esempi:

Un cantante o strumentista che canta “a cappella” (cioè da solo, senza accompagnamento) spesso non rispetta la precisa divisione in misure, cantando o suonando in modo lirico e privilegiando l'aspetto melodico. In questo caso la divisione ritmica in misure musicali è assente, o rispettata in modo parziale.

I brani musicali eseguiti da gruppi di percussioni nella musica tradizionale dell'Africa occidentale rispondono a complicate formule ritmiche che sono tuttavia molto più articolate rispetto alla semplice divisione in battute. In questo caso il ritmo è la componente principale della musica ma è organizzato in una maniera molto sofisticata e complessa rispetto alla successione di misure musicali tutte uguali.

La divisione della musica in battute tutte uguali è una sorta di soluzione intermedia tra i due esempi appena fatti, appartiene principalmente alla tradizione occidentale e si è diffusa in tutto il mondo in ragione della sua semplicità ed immediatezza. Per questo motivo tutta (o quasi) la musica pop di ampio consumo è basata su cellule ritmiche regolari e sempre uguali.

La differenza tra tempo semplice e tempo composto

La differenza tra tempo semplice e tempo composto non risiede nel numero delle pulsazioni, bensì nella suddivisione all'interno di ciascuna di esse. Chiariamo dunque il significato di questi due termini: pulsazione e suddivisione.

La pulsazione è la serie dei battiti regolari che stano alla base di un brano musicale. Quasi tutta la musica ha infatti una scansione regolare, che ci permette ad esempio di battere le mani a tempo insieme alla musica.

La suddivisione è qualcosa di più tecnico e relativo a come si concepisce la musica all'interno di ciascuna pulsazione. Quando la suddivisione della pulsazione è binaria, il tempo è semplice. Un esempio di suddivisione binaria sono le parole casa, pane, mano ecc. le quali sono suddivise al loro interno in due sillabe (ca-sa, ma-no, pa-ne).

Quando la suddivisione della pulsazione è invece ternaria, il tempo è composto. In questo caso possiamo utilizzare come esempio le parole cenere, pentola, bambola che sono suddivise al loro interno in tre sillabe (ce-re-re, pen-to-la, bam-bo-la).

Non a caso, abbiamo visto sopra come il ritmo musicale basato sui battiti sia una derivazione di quello sillabico ricavato dalla parola. Il ritmo musicale è più sofisticato di quello sillabico in quanto è preciso ed uniforme (misurabile ad esempio con un metronomo) mentre il ritmo verbale è meno regolare e non misurabile con esattezza.

Sono tempi semplici: 2/4, 3/4, 4/4, 5/4, 7/4 in quanto ciascuna pulsazione può essere divisa in modo binario. Ad esempio, il tempo di 2/4 può essere associato alla frase vendo casa (ven-do ca-sa).

Sono tempi composti: 6/8, 9/8, 12/18, 15/8 dove ciascuna pulsazione è implicitamente suddivisa in modo ternario. Ad esempio, il tempo di 9/8 può essere associato alla frase suonano musica facile (suo-na-no mu-si-ca fa-ci-le).

 

Un errore comune

Qua sopra sono elencati solo i tempi semplici e composti più frequenti, prendendo in considerazione solamente questi si può incorrere in un errore: pensare che quando il denominatore è 4 (♩ semiminima) il tempo sia semplice, mentre con denominatore 8 (♪ croma) il tempo sia composto. Questo errore è molto comune ed è causato da un'eccessiva semplificazione.

In realtà anche i tempi di 2/8, 3/8, 4/8, 5/8, 7/8 sono tempi semplici pur avendo al denominatore la figura di ottavo (♪ croma), in quanto ciascuna pulsazione è divisibile solo in modo binario. In modo simile, i tempi di 6/16 o 9/4 sono tempi composti anche se non hanno la figura di ottavo (♪ croma) al denominatore, in quanto ciascuna pulsazione è divisibile per tre.

Ancora una volta: l'unica maniera di riconoscere tempi semplici e composti è valutare se la pulsazione è divisibile in modo binario, oppure se è possibile dividere il tempo in due o più pulsazioni ternarie.

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Approfondimento

Alcuni tempi dispari possono in qualche modo essere assimilati a tempi composti in quanto viene naturale suddividerli al loro interno. Ad esempio un tempo di 7/8 può essere pensato come 3/8+4/8 oppure viceversa 4/8+3/8. Tuttavia questa suddivisione è dettata più dalla stranezza del tempo che non da un effettiva necessità. Non è affatto impossibile pensare ad un tempo di 7/8 privo di divisioni all'interno. Per questo motivo ritengo più corretto indicare come tempi semplici anche i tempi dispari potenzialmente divisibili al loro intero, indicando invece come tempi composti solo quelli che sono  intrinsecamente suddivisi.

  • 2/4 corrisponde a 6/8 in quanto entrambi sono tempi binari, ovvero composti da due pulsazioni
  • 3/4 corrisponde a 9/8 in quanto entrambi sono tempi ternari, ovvero composti da tre pulsazioni
  • 4/4 corrisponde a 12/8 in quanto entrambi sono tempi quaternari, ovvero composti da quattro pulsazioni

Una semplice regola matematica ci può essere d'aiuto: per ottenere un tempo composto da un tempo semplice, è sufficiente moltiplicare il numeratore della frazione per 3 ed il denominatore per 2 (o moltiplicare l'intera indicazione di tempo per 3/2). Di conseguenza, un tempo composto è sempre divisibile per la frazione 3/2).

(2/4 * 3/2) = 6/8
(3/4 * 3/2) = 9/8
(4/4 * 3/2) = 12/8

Tuttavia occorre precisare che nei tempi semplici il numeratore della frazione indica il numero dei tempi (ovvero il numero di pulsazioni in ciascuna misura) mentre nei tempi composti il numeratore indica il numero delle suddivisioni.


Alcuni esempi di tempo semplice e tempo composto

Vediamo ora alcuni esempi di brani dal tempo semplice o composto.

Imagine (John Lennon), tempo semplice

In questo classico brano di John Lennon l'accompagnamento eseguito al pianoforte divide ciascuna pulsazione chiaramente in due, segno inconfondibile di un tempo semplice! Il brano ha infatti un tempo di 4/4.

Esempio di tempo semplice, Imagine John Lennon

Someday My Prince Will Come (dal film Biancaneve), tempo semplice

In questo caso il tempo del brano è 3/4, e più precisamente un tempo di jazz waltz. La melodia procede principalmente per note lunghe e non suddivide le singole pulsazioni. Anche in questo caso, non essendoci alcuna suddivisione ternaria della pulsazione siamo in presenza di un tempo semplice.

Esempio di tempo semplice, un jazz waltz

L'anatra all'arancia (Armando Trovajoli), tempo semplice

Anche questo brano, composto da Armando Trovajoli per la colonna sonora del film L'anatra all'arancia, è un jazz waltz. Il pezzo ha dunque un tempo di 3/4 (tempo semplice), confermato anche dall'andamento della melodia.

Un esempio di tempo semplice, l'anatra all'arancia

Un esempio di tempo semplice, l'anatra all'arancia

'O Ciucciariello (Roberto Murolo), tempo composto

Questo brano ha un tempo di 6/8, e più precisamente di tarantella. La tarantella è una danza tradizionale del sud Italia e tipicamente ha un tempo di 6/8. Come si può vedere dai seguenti esempi, la melodia segue l'andamento del tempo raggruppando le note in gruppi ternari.

tempo composto, tempo di tarantella

un esempio di tempo composto

Merceditas (Gato Barbieri), tempo composto

Merceditas è tratto dall'album Bolivia di Gato Barbieri. Il brano è costruito sull'ambiguità tra il tempo semplice di 3/4 ed il tempo composto corrispondente 6/8. Ascoltando il pezzo notiamo che l'ambiguità tra questi tempi causa una sorta di disorientamento, almeno fino a quando il tempo di 6/8 non “vince” su quello di 3/4 e si stabilisce in modo definitivo.

Per un'analisi più approfondita di questo pezzo: http://www.leoravera.it/2016/04/03/gato-barbieri-merceditas/

la differenza tra tempi semplici e composti, un esempio

Gli "Oldies" americani, un tipico esempio di tempo composto 12/8

Nei casi di tempo composto proposti negli esempi, la melodia stessa con il suo andamento ci suggerisce il tempo del brano. In alcuni casi è invece l'accompagnamento del brano ad indicare con chiarezza la suddivisione ritmica. E' quello che accade ad esempio in molti classici americani degli anni '50, tipici brani a tempo lento e ballabile che hanno tutti un tempo di 12/8. Ecco alcuni titoli:

  • Percy Sledge, When a Man Loves a Woman
  • Luigi Tenco, Lontano lontano
  • Gianni Morandi, In ginocchio da te

Conclusioni

Tempi semplici e tempi composti sono dunque due diversi tipi di tempo, entrambi realizzati all'interno del sistema musicale basato sulle misure musicali (o battute). Nel tempo semplice, ciascuna pulsazione è divisibile in modo binario, mentre nel tempo composto ciascuna pulsazione è divisibile in modo ternario. Se trovi poco chiaro qualche punto di questa lezione, scrivi un commento qua sotto e farò del mio meglio per essere ancora più preciso.

  • FraV ha detto:

    Mi scusi Leo, mi sono perso. Nell’approfondimento lei dice che 2/4 corrisponde a 6/8 perché sono tempi binari, ed in precedenza scrive che 6/8 è un tempo composto. Ora, quello che non ho capito è se i tempi semplici sono quelli binari e i composti quelli ternari, 6/8 è semplice o composto?

    • leoravera ha detto:

      I due concetti binario/ternario e semplice/composto non sono collegati in alcun modo. Esistono tempi semplici e binari (2/4), semplici e ternari (3/4), composti e binari (6/8) e composti e ternari (9/8).
      E come dire che una persona è alta/bassa e ha i capelli biondi/neri, tutte le combinazioni sono possibili e non c’è relazione tra le due cose.
      La invito a rileggere con attenzione l’articolo, so che la materia è scivolosa. Sono a disposizione per altre domande.
      Saluti cordiali e grazie per la visita

      • FraV ha detto:

        Mi dispiace ma in questo caso la definizione fornita inizialmente è fuorviante e a mio parere dovrebbe essere modificata. Quando spiega la differenza tra pulsazione e suddivisione lei afferma che un tempo è semplice se la suddivisione è binaria mentre è composto se ternaria, penso sia stato questo a mandarmi fuori strada. Grazie a lei per la celere e cortese risposta, non conoscevo questo blog ma leggerò con piacere altri articoli

        • leoravera ha detto:

          Si devo chiarire meglio che la pulsazione è il battito, e la suddivisione è quello che succede al suo interno. Il suo commento contribuisce a rendere più chiaro l’articolo, grazie e a presto.

  • Alessio ha detto:

    Scusi ma perché il 3/8 viene classificato come tempo semplice? Come fa ciascuna pulsazione ad essere divisibile in modo binario? Grazie.

    • leoravera ha detto:

      Buon giorno Alessio, la misura di 3/8 è una misura ternaria semplice del tutto equivalente alla misura di 3/4. Ciascuna pulsazione può essere suddivisa in due semicrome, in quattro semibiscrome ecc.
      Grazie della visita e del commento, se non sono stato chiaro mi dica pure.

    • Alessio ha detto:

      Credo di aver capito, anzi le dico che questa pagina web è stata la più esaustiva che ho trovato in Internet, grazie!

  • Marco ha detto:

    Buonasera, ho trovato nel corso degli anni scritte molte interpretazioni dei tempi di Shine on you crazy diamond dei Pink Floyd anche delle stesse varie parti, mi affascina… mi piacerebbe molto sapere qual è la sua interpretazione delle varie parti del pezzo. Grazie anticipatamente.

    • leoravera ha detto:

      Buona sera Marco, ci provo:

      PARTE PRIMA
      0’0” – 4’18” senza tempo
      4’18” – 11’24” tempo di 6/8
      11’24” la chitarra dimezza il tempo, ovvero suona delle semicrome raggruppate a gruppi di 3+3. Inizialmente la batteria mantiene il tempo precedente, poi dal min. 12’0” soccombe alla figura della chitarra, dando origine ad un nuovo tempo di 6/8 ma a valori dimezzati (oppure ad un tempo di 6/16, se vogliamo mantenere invariata la durata delle figure)

      PARTE SECONDA
      0’24” – 2’30” tempo di 12/8
      2’30” – 4’48” tempo di 6/8 (con gli stessi valori)
      4’48” – il tempo viene raddoppiato, dando origine ad un nuovo tempo di 6/8 ma a valori doppi (oppure ad un tempo di 6/4, se vogliamo mantenere invariata la durata delle figure). Esattamente l’inverso di quanto accaduto al min. 11’24” della parte prima
      6’05” la chitarra suona un arpeggio sui sedicesimi raggruppati 3+3+3+3+2 (+2 di pausa), con totale di 16 figure che immediatamente si raggruppano 4+4+4+4 in un tempo di 4/4
      9’0” un momento senza tempo, sospeso
      9’05” riparte un tempo di 12/8, non del tutto manifesto ma riconoscibile in vari dettagli, tra i quali il fill iniziale della batteria. Sebbene il tempo sia portato in modo molto rarefatto, la cassa della batteria è chiaramente su un 12/8
      11’24” di nuovo senza tempo, come all’inizio

      Pur amando questo disco, non avevo mai fatto un’analisi così accurata. E’ valsa la pena di riascoltare con attenzione questo capolavoro. Grazie Marco della proposta. Cosa ne pensa della mia risposta?

      • Marco ha detto:

        Buongiorno, grazie della risposta ottimamente circostanziata.Solo una cosa, non comprendo perché 12/8 inizio e fine della seconda parte e non 6/8 come nella prima
        .

        • Marco ha detto:

          …mi perdoni, dimenticavo, seconda parte a 4’48”, perché 6/4 e non come il 12/8 iniziale (a sua volta 6/8 della prima come già detto)?. Ancora grazie.

        • leoravera ha detto:

          *1) Ho l’impressione che le frasi siano raggruppate in modo leggermente diverso, con una cadenza più larga, appunto di 12/8 invece che 6/8. La differenza è sottile ed opinabile, potremmo scrivere tutto come 6/8 o come 12/8, indistintamente.

          *2) Suggerivo 6/4 per rimarcare che il valore delle figure è esattamente doppio a prima. Ma sinceramente lo scriverei sempre come 6/8, casomai rimarcando che la vecchia croma è uguale ad una semicroma nel nuovo tempo (o ancora più semplicemente scrivendo un metronomo preciso, che sarà la metà di quello precedente).
          Spero di essermi spiegato, ciao Marco

  • Franco ha detto:

    Apprezzo lo sforzo di chiarire alcuni concetti elementari accademici, però così si stabilizzano cose ampiamente sorpassate non solo dalla teoria e dalla logica, ma dalla stessa musica già nel secolo scorso. Si dovrebbe da una parte semplificare, dismettendo il concetto di tempo composto o perlomeno la terminologia perché confonde, dall’altra approfondendo lo studio della teoria rimica. A parziale conferma, trovo incoerente il suo approfondimento per i tempi dispari.

    • leoravera ha detto:

      Salve Franco, ed io apprezzo molto chi dedica il suo tempo a leggere le mie lezioni e commentarle, anche in modo critico come lei. Per questo la ringrazio. Più di una volta ho corretto i miei articoli su consiglio dei lettori, e potrei farlo ancora se le sue critiche fossero più circostanziate. La ringrazio in anticipo se avrà voglia di spiegare meglio cosa intende. Unica annotazione che comprendo chiaramente è quella sulla terminologia, purtroppo la musica adopera un linguaggio antico e cristallizzato, molti termini possono essere fuorvianti o poco immediati: cadenza plagale, intervalli aumentati/eccedenti, suoni omofoni/omologhi ecc.
      Tuttavia è affascinante imparare questa lingua anche perché porta i segni del tempo, con le innovazioni nella musica e nella lingua che la descrive. Grazie, arrivederci

      • Franco ha detto:

        Non solo la terminologia, ma i concetti stessi: del tempo composto basta dire, scrivere e soprattutto intendere tempo “terzinato” di 2/4, 3/4 ecc.. D’altra parte un 6/8, 9/8 ecc. non sono di per sé dei tempi composti come molti già credono e altri sono portati a credere… Ne discende anche la mia critica al suo approfondimento sui tempi dispari. Ma se lei non riscontra incoerenze, sarei molto interessato a una sua ulteriore spiegazione a riguardo. Grazie.

        • leoravera ha detto:

          Grazie Franco, è stato più chiaro ma tuttavia non sono del tutto convinto. Come lei dice, a volte un tempo composto non è altro che un tempo terzinato, è ad esempio il caso del 12/8 che non è altro che un 4/4 suonato a terzine o “shuffle” come si dice nel blues. In altri casi però il concetto di tempo composto è più utile: ad esempio nella tarantella si avvertono chiaramente sia la forte pulsazione binaria che le terzine sottostanti. Mi sembra che la differenza tra un semplice 2/4 sia di sostanza e non solo di linguaggio. Comunque sia, la teoria musicale quanto la notazione sono sempre approssimazioni, strumenti utili (bene che vada) per razionalizzare, comprendere e studiare. La musica è sempre inafferrabile, in tutta la sua magia. Quanto misero è il sistema di notazione ritmica se solo si prova ad usarlo per scrivere cosa accade in un gruppo di percussioni africane! Tempi composti o no, quella musica sfugge le nostre semplificazioni (e la nostra rudimentale concezione del ritmo). Un caro saluto, a presto

      • Gina ha detto:

        Buonasera, apprezzo il suo sito sig. Ravera, ma non sono d’accordo quando afferma della magia della musica, eventualmente essa risiede in altro non nell’intendere ed esprimere la sua grammatica e sintassi. Si può essere molto precisi e profondi… peraltro anche l’esempio che lei ha riportato di Merciditas Barbieri è opaco: nel suo articolo il 6/8 sarebbe “corrispondente” al 2/4, però lei lì dice del 3/4. Con inalterata stima, la saluto.

        • leoravera ha detto:

          Buona sera Gina, grazie tante per il suo apprezzamento ed interesse. Se ho ben inteso il suo pensiero, sono convinto come lei che la magia della musica non risieda nella grammatica e nella sintassi.
          L’esempio di Merceditas è qua riportato in maniera evidentemente poco chiara, se ha piacere veda l’articolo completo, forse qualche riga di trascrizione in più rende più chiaro quello che intendo. Grazie ancora per il tempo che mi ha dedicato, arrivederci.
          http://www.leoravera.it/2016/04/03/gato-barbieri-merceditas/

        • Gina ha detto:

          Grazie, letto tutto. Forse mi sono spiegata male: la musica non è (come lei scrive) così inafferrabile nelle sue cause (di là dei suoi effetti “magici”), ma ha bisogno di profonde conoscenze a cominciare dalla sua grammatica e sintassi. E quello dei tempi e dei ritmi è un terreno molto scivoloso. Arrivederci.

  • Piero ha detto:

    La pulsazione contiene all’interno le suddivisioni: se sono due il tempo è semplice se sono tre è composto. Fin qui tutto chiaro. Bisognerebbe però anche sottolineare che la prima suddivisione ( tanto nel tempo semplice che composto) porta un accento – quindi benissimo l’esempio ca-sa, ma-no etc. Invece ca-set- ta, di-pin-ta etc. sono, a mio avviso, fuorvianti, per illustrare il composto. Queste sono,è vero, parole di tre sillabe, ma inseribili assai meglio in due tempi semplici, partendo dalla seconda pulsazione del primo tempo, che non è accentata ( di solito si parla di attacco in levare). Altrimenti, per illustrare il tempo composto, è meglio ricorrere a parole tipo pen-to-la, luc-cio-la, Ge-no-va etc.

    • leoravera ha detto:

      Grazie Piero, ho corretto inserendo negli esempi tutte parole con accento sulla prima sillaba, la tua osservazione è stata molto utile. Ciao, a presto

  • Vincenzo ha detto:

    5/4 e 7/4 sono tempi irregolari non semplici!

    • leoravera ha detto:

      Gentile Vincenzo, mi spieghi per cortesia cosa intende con “tempo irregolare” perché nel linguaggio musicale conosco i “gruppi irregolari” ma con “tempo irregolare” non saprei proprio cosa Lei voglia indicare. Forse dei tempi un po’ strani, inusuali? In opposizione a questi, quali sarebbero poi i “tempi regolari”? Mi chiarisca gentilmente il suo punto di vista, già che ha avuto la cortesia di leggere la mia lezione.

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