Pianoforte digitale Yamaha CP4 recensione - leoravera.it
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Pianoforte digitale Yamaha CP4 recensione

Pianoforte digitale Yamaha CP4, i voti assegnati

Anno d'uscita: 2013Voto
Meccanica9
Prima accensione9
Suoni9
Trasportabilità9
Aspetto8
Facilità d'uso e funzioni aggiuntive8
Rapporto qualità/prezzo8

Pianoforte digitale Yamaha CP4, giudizio sintetico

Uno strumento di fascia alta, che conferma la grande qualità dei pianoforti Yamaha. La meccanica è superlativa, con tasti in legno che offrono una sensazione naturale e piacevole sotto le dita, tasti fermissimi privi di alcuna oscillazione laterale, corsa del tasto uniforme. Lo strumento offre una grande varietà di timbri di ottima qualità, pur essendo un superbo pianoforte digitale anche gli altri timbri sono ugualmente apprezzabili, in particolare la corposa sezione di organi, normalmente penalizzati sui pianoforti digitali.

 Un validissimo equalizzatore consente di adattare il timbro alle proprie esigenze, così come il controllo degli effetti, sempre sul pannello. Non convince del tutto la posizione dell'equalizzatore, all'estrema destra dello strumento e quindi un po' difficile da manovrare durante l'esecuzione di un brano, particolare non del tutto trascurabile in quanto spesso durante una performance specialmente in “piano solo” può capitare di ritoccare l'equalizzazione.

 La linea dello strumento è elegante, una parte dello chassis presenta un rivestimento in simil pelle, appena accennato, gradevole al tatto ed alla vista ma che tende a raccogliere un po' di polvere, in quanto ruvido. Inevitabilmente presenta numerosi controller, che potevano essere disposti in modo un po' più raccolto e ravvicinato, inoltre le spie luminose potevano essere un po' più discrete, lo strumento è comunque gradevole alla vista.

 La qualità d'insieme è molto alta, inevitabilmente anche il prezzo, per uno strumento che non ha però difetti evidenti e che si suona con grande piacere. Contenuto invece il peso, meno di 18 Kg, un vero miracolo considerata la meccanica in legno e la robustezza dello strumento.

Vedi anche:

Pianoforte digitale, guida all’acquisto

 

  • Massimo Lucchi ha detto:

    Salve
    Concordo con Marco Mancini. Non sono un professionista ma suono per diletto da anni. Trovo che la dinamica sia pessima: il volume e l’espressione delle note durante l’estensione varia con un andamento grossolanamente sinusoidale passando progressivamente da un volume buono e con risonanze ad un volume basso e con suono quasi stoppato con un ciclo di quasi una ottava e mezza. Si nota a partire da circa mezza ottava sotto il do centrale fino alla nota più acuta. Suonando da soli è fastidioso ma in gruppo diventa quasi insopportabile in quanto alcune note non si sentono quasi più. Variando parametri si riesce a migliorare qualcosa ma al prezzo di un peggioramento in altre zone della tastiera costringendo così a fastidiose variazioni frequenti. Non capisco come una ditta così prestigiosa possa commettere un errore del genere o comunque non vi ponga rimedio. Riguardo i suoni di organo Hammond poi debbo dire che sono pessimi ed approssimativi: non capisco a chi sia stato assegnato il compito di selezionarli. Qualsiasi hammondista lo potrà confermare. Comunque il mio esemplare è del 2013 e non so se siano state fatte correzioni di questo difetto nel tempo
    Anche io non ricomprerei un CP4
    Max

    • leoravera ha detto:

      Ciao Massimo, qualche settimana fa un mio allievo ha acquistato un CP4 e l’ha restituito al commerciante dopo alcuni giorni, deluso. Da parte mia, non ho avuto più occasione di suonarlo ed anche questo è un fatto: ormai quando mi trovo a suonare ed il service porta il pianoforte, o trovo strumenti Yamaha economici tipo P115, oppure se il service ha strumenti più costosi si tratta di Roland o Kawaii.

      Non ho mai trovato un CP4 sul palco, sarà una coincidenza ma testimonia che Yamaha ha perso terreno anche in quel settore.

      Aggiungo un’altra considerazione: fino a qualche anno fa esistevano strumenti Yamaha di fascia media come il CP33 o il P155. Adesso sono rimasti solo gli strumenti economici e quelli oltre i mille euro. Un’altra scelta assai discutibile di Yamaha.

      Grazie per il tuo commento, ciao

  • leoravera ha detto:

    Buona sera Marco. Non ho mai posseduto un CP4 e quindi la mia conoscenza è limitata ad alcuni test, effettuati in due o tre occasioni in negozio. Forse la nostra scheda di valutazione è un po’ generosa, da quanto lei riferisce. Anch’io come lei sono stato un grande appassionato del CP33, ne ho avuti ben due ed ho ceduto l’ultimo solo per ragioni di peso. E’ stato uno strumento davvero superlativo, speriamo che Yamaha sappia riproporre qualcosa di analogo in futuro. Grazie del suo competente ed esauriente commento, la saluto cordialmente
    Leo

  • Marco Mancini ha detto:

    Salve,
    nel rispetto della vostra professionalità porto la mia esperienza da pianista professionista di jazz e musica classica da circa 25 anni.
    Di piani digitali yamaha ne ho avuti molti: P80, P90, P120, P140, CP50, provato il P255, pP115 e in ultimo ho acquistato il CP-4.
    Personalmente non trovo questa grande qualità della tastiera che è troppo “leggera” nel tocco, a limite di una tastiera semipesata, soprattutto c’è un problema immenso, la dinamica è pessima, per trovare un tocco accettabile bisogna cambiare diversi parametri.
    Il campione del pianoforte è sicuramente superiore ai precedenti come qualità, ma è poco suonabile su tutta l’estensione della tastiera perché poco bilanciato, anche li bisogna lavorare sull’equalizzatore.
    Mi spiace ma la qualità di questi pianoforti yamaha sta scendendo molto secondo me. Molto più bilanciato il cp.33 anche se il suono non era eccezionale, però altamente suonabile.
    Sicuro non ricomprerei un CP4, un CP33 si, peccato sia fuori produzione.
    Saluti.

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