Pianoforte digitale Roland FP4F recensione - leoravera.it
roland fp-f4

Pianoforte digitale Roland FP4F recensione

Pianoforte digitale Roland FP4F, i voti assegnati

Anno d'uscita: 2013Voto

Meccanica

8

Prima accensione

8

Suoni

8

Trasportabilità

8

Aspetto

9

Facilità d'uso e funzioni aggiuntive

8

Rapporto qualità/prezzo

N/A (fuori produzione)

 

Pianoforte digitale Roland FP4F, giudizio sintetico

La linea FP di digital pianos Roland, con l'aggiunta della lettera F nella sigla di FP-4 ed FP-7, introduce il motore SuperNATURAL, dove il timbro è ancora il riconoscibilissimo suono Roland ora capace di migliori sfumature rispetto alla generazione precedente e di una dinamica anch'essa migliorata che rende perfino più semplice amplificare lo strumento in presenza di impianti di medio-bassa qualità, ottenendo sempre almeno una discreta presenza sonora.

Anche la meccanica, denominata Ivory Feel-G è stata migliorata. Ne ha risentito leggermente il peso dello strumento che, montato nel solito elegante chassis metallico del modello precedente ha acquistato un chilo di peso circa. Sforzo aggiuntivo ampiamente ripagato dalla migliore sensazione percepita sotto le dita. La corsa del tasto è ancora piuttosto corta ma il controllo del timbro pianistico è ottimo anche nell'esecuzione di repertorio più espressivo. La superficie dei tasti lievemente ruvida che imita l'avorio è piacevole al tatto e non si consuma con l'utilizzo.

A bordo troviamo la consueta amplificazione integrata nella seria FP che sul 4F non rende giustizia al suono di pianoforte ma è pur sempre una comodità per l'utilizzo casalingo e anche per un eventuale monitoraggio in sede live. Piccola nota negativa, sul pannello posteriore manca il piccolo switch che permetteva di spegnere l'amplificazione interna all'occorrenza. Sul pannello anteriore invece troviamo la solita impostazione di pulsanti e manopole che, unite al piccolo display a cristalli liquidi che finalmente sostituisce il precedente display a sette segmenti, rendono accessibile con facilità ogni risorsa e ogni settaggio possibile sullo strumento (500 settaggi nella memoria interna e 2000 in quella esterna USB).

Come nel modello precedente, troviamo un banco GM2 aggiuntivo ai suoni principali dello strumento che permette di eseguire sequenze dalla memoria interna o tramite connessione MIDI/USB. Oltre all'USB to host, troviamo una USB to device che permette la lettura/riproduzione di 99 file midi e wave (no mp3) ai quali è possibile variare velocità e tonalità, e la registrazione di file midi (formato 0). E' presente il Session Partner con 80 accompagnamenti su due variazioni, utile in live e nelle esercitazioni.

In buona sostanza siamo davanti all'aggiornamento discreto del modello precedente e non ad una novità nella concezione del digital piano, che mantiene l'immediatezza e la praticità sempre offerte dalla casa giapponese e aggiunge un po' di qualità generale in termini sonori, di meccanica e di interfaccia.

 

Vedi anche:

Pianoforte digitale, guida all’acquisto

 

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