Pianoforte classico e piano jazz a confronto - leoravera.it
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Pianoforte classico e piano jazz a confronto

La storia del pianoforte inizia molto prima della storia del jazz. Tuttavia il piano jazz ha rappresentato una vera e propria rivoluzione, allargando di molto i limiti dello strumento e apportando nuovo slancio e nuovi stili. Per questo, ho provato a ragionare un po' sulla relazione tra pianoforte classico e piano jazz.

Al principio del piano jazz: lo stride piano

Il ragtime non è ancora propriamente jazz in quanto è musica scritta per intero, priva di improvvisazione. Tuttavia il ragtime rappresenta il punto di partenza del piano jazz, la tecnica del ragtime si è trasferita quasi inalterata allo stride piano, la prima vera forma di piano jazz. Scott Joplin è stato il più noto autore di ragtime.

Scott Joplin - Solace Mexican Serenade

Scott Joplin è il più importante autore di ragtime

Lo stride piano doveva soddisfare una precisa esigenza: suonare ad un volume medio-alto. I pianisti si esibivano infatti in locali rumorosi, oppure dovevano tenere testa a strumenti ben più sonori del pianoforte: gli strumenti a fiato.

Nello stride piano abbondano di conseguenza le ottave e gli accordi interi, la mano sinistra suona il basso nel registro grave sul primo e terzo movimento della misura, mentre sul secondo e quarto movimento salta a centro tastiera dove suona degli accordi interi. Ecco un esempio tipico di movimento della mano sinistra, tratto da un'esecuzione di Count Basie.

Stride piano un esempio della mano sinistra - Count Basie

Stride piano, un esempio della mano sinistra (Count Basie)

La mano destra suona invece la melodia in ottave, oppure veloci volatine di arpeggi ed abbellimenti vari. Ecco un esempio di stride piano della mano destra, una frase suonata da Teddy Wilson, ricamata sull'accordo di F9.

Stride piano un esempio della mano destra - Teddy Wilson

Stride piano, un esempio della mano destra (Teddy Wilson)

Alcuni tra i campioni dello stride piano, che spesso si sfidavano in vere e proprie gare, erano James P. Johnson, il suo allievo Fats Waller e Willie the Lion Smith. Il pianista jazz in assoluto più virtuoso è stato però Art Tatum. Tutti questi pianisti avevano un solido background di studi classici, sui quali innestavano gli elementi stilistici tipici del jazz: ritmo swing, improvvisazione, blues.

Stride piano - Willie the Lion Smith

Willie the Lion Smith è stato uno dei più importanti pianisti stride

Da un certo punto di vista, lo stride piano non è troppo diverso da certa musica pianistica di Listz o Brahms, che utilizzano in modo simile accordi e ottave. Naturalmente ci sono molte differenze, in particolar modo lo stride piano tende ad essere assai più ripetitivo, e pur essendo molto faticoso è mediamente più semplice del repertorio pianistico dell'ottocento.

Art Tatum raggiunge tuttavia vette di difficoltà che non hanno nulla da invidiare alla letteratura pianistica europea alla quale si ispirava. Quello che è più stupefacente di Tatum non è tanto l'impressionante tecnica pianistica, quanto la capacità di improvvisare fraseggi tra le voci interne, muovendo gli accordi della mano sinistra in modo totalmente indipendente da quanto fa la destra.

art tatum

Art Tatum, uno dei più grandi virtuosi del piano jazz

Il pianoforte e l'orchestra

Con l'avvento delle big band il pianoforte cambia radicalmente funzione. Non potendo far fronte a una sezione di numerosi strumenti a fiato, spesso il piano suona le introduzioni e i finali, magari eseguendo degli assoli quando i fiati tacciono, accompagnato solo da basso e batteria.

Ad esempio, Duke Ellington spesso si alzava dal piano per dirigere l'orchestra, dopo aver suonato l'introduzione. Count Basie invece suonava brevi contrappunti ai riff dei fiati nel registro acuto dello strumento, per riuscire a "bucare" e farsi sentire anche attraverso il potente suono della big band.

Pur essendo un valido pianista stride, Basie inventò dunque uno stile tutto suo, minimalista, in qualche modo rovesciando il concetto del "pianoforte e orchestra". Nei concerti classici il pianoforte è spesso protagonista assoluto e si fa sentire in tutti i suoi possibili registri. Nella big band di Count Basie è invece l'orchestra con i suoi riff ad essere al centro del discorso musicale, il piano la spinge con brevi ma efficacissimi interventi.

count basie

La big band di Count Basie

La rivoluzione totale: il pianoforte bebop

Il bebop rappresenta una rivoluzione per la musica jazz in generale ed il pianoforte non fa eccezione. L'approccio dei pianisti bebop è radicalmente diverso da quello dei predecessori: la radice classica dello strumento è apparentemente dimenticata.

In realtà alcuni pianisti bebop di prima linea avevano un solido background classico (è il caso di Bud Powell) tuttavia si affacciarono alla scena anche pianisti cresciuti nel solco della sola tradizione del piano jazz. E' il caso di Thelonious Monk, Hampton Hawes ed Erroll Garner, pianisti principalmente autodidatti e con un background classico minimo o assente.

Bud Powell Tempus Fugue-it

Il pianista bebop Pud Powell

Che avessero una formazione classica oppure no, i pianisti bebop inaugurarono un uso dello strumento nuovo: il pianoforte suona fitte linee melodiche a nota singola, imitando gli strumenti a fiato. La mano sinistra spesso suona semplici bicordi, dalla funzione principalmente ritmica.

Piano bebop un esempio - Bud Powell

Piano bebop ,un esempio (Bud Powell)

Nell'esempio qua sopra vediamo che la mano sinistra suona accordi incompleti: fondamentale e settima, fondamentale e terza (o decima). L'armonia viene comunque ben delineata dall'incessante movimento della mano destra, per cui non è difficile capire a quale accordo sta pensando un pianista bebop, anche se non lo suona per esteso.

Con il bebop il piano jazz raggiunge la sua piena maturità ed autonomia, non solo per lo stile assolutamente innovativo ma anche e soprattutto perché il piano imita gli strumenti che sono propri della musica jazz: il sax, la chitarra elettrica, il vibrafono, la batteria, il contrabbasso pizzicato.

Il piano jazz dopo il bebop

Dopo il bebop le due tradizioni pianistiche, quella europea più antica e quella recente jazzistica, si riconciliano e spesso coesistono in musicisti importanti. Grandi interpreti come Bill Evans, Chick Corea, Herbie Hancock, Keith Jarrett e molti altri, hanno fatto studi seri e approfonditi in entrambi i mondi, di fatto superandone i confini e rendendoli meno definiti.

Bill Evans

Bill Evans

Il presente e il futuro del piano jazz

La tradizione del piano jazz ha ormai circa cent'anni, per cui esistono numerosi stili del piano jazz che possiamo definire "classici". Approfondire ciascuno di essi richiede anni di impegno e sacrificio, esattamente come studiare il repertorio classico europeo. Specializzarsi nella musica di Bach o in quella di Art Tatum, studiare Bud Powell o Chopin, sono per il pianista di oggi possibilità differenti ma non necessariamente inconciliabili.

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Nei grandi interpreti non è mai esistito alcun pregiudizio. Casomai sono stati i critici e gli insegnanti di musica a porre degli inutili confini, cercando di stabilire presunte e sterili superiorità in uno o nell'altro campo.

Chi ama il pianoforte e la musica in generale può solo essere felice di avere una così vasta possibilità di scelta, indipendentemente dai propri gusti personali. Possiamo godere di un Notturno di Chopin così come di un solo di Thelonious Monk, e  restare sbalorditi dal fatto che un unico strumento, il pianoforte, possa produrre musica così diversa. Il piano jazz è entrato nella tradizione del pianoforte, offrendo ai pianisti di oggi e del futuro possibilità di scelta e di studio ancora più vaste ed entusiasmanti.

  • Nicola Boschetti ha detto:

    Ciao Leo, secondo me i jazzisti hanno spesso “frequentato” il repertorio classico… mi vengono in mente Bill Evans, Herbie Hancock (memorabile la sua interpretazione di Ravel sull’album dedicato a Gershwin) e soprattutto Keith Jarrett (da sempre a cavallo tra jazz/classica)… e talvolta in classici si cimentano nel repertorio jazz, con risultati a volte molto interessanti (mi viene in mente l’album di Lang Lang dedicato a NY). Che ne pensi di questa “commistione” di stili?

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