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Musica tonale e musica modale: che differenza c’è

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Qual è la differenza tra modale e tonale? Spesso analizzando gli standard jazz distinguiamo brani modali e tonali, lo stesso accade parlando di improvvisazione: esiste l’improvvisazione modale e l’improvvisazione tonale. Proviamo dunque a spiegare la differenza tra musica modale e musica tonale, facendo qualche esempio concreto.

La musica tonale

Quasi tutta la musica che ascoltiamo e che conosciamo è musica tonale. Ad esempio, è tonale la musica classica dal 1600 al 1900. Ad esempio, la musica di Bach, Beethoven, Mozart, Chopin, così come tutto il repertorio lirico e operistico, appartengono alla categoria della musica tonale.

Possiamo classificare come tonale anche la stragrande maggioranza delle canzoni, del rock (con parziali eccezioni nel cosiddetto rock psichedelico) e del jazz, almeno fino agli anni ’50.

un esempio di musica tonale, una sonata di Mozart
Il secondo tempo di una famosa sonata di Mozart, un classico esempio di musica tonale

Andiamo adesso a spiegare in modo più dettagliato e tecnico come funziona la musica tonale.

Come funziona la musica tonale

La definizione stessa di musica tonale deriva dal sistema musicale che si è affermato tra il XVI e il XVII secolo e che si chiama sistema tonale. Il sistema tonale consiste nel scegliere una scala principale, o tonalità, e costruire un brano musicale usando principalmente le note di quella scala.

Suonare principalmente le note di una scala, non significa escludere le altre. Vuol dire però che le note della scala prescelta saranno le più importanti, mentre le rimanenti note saranno impiegate più raramente ed in posizioni meno importanti.

Il concetto di tonalità non si limita alla scelta delle singole note della melodia, ma riguarda anche la scelta degli accordi. Nel sistema tonale, ogni scala porta con sé una serie ben precisa di accordi, ricavati dalla scala stessa. Gli accordi ricavati dalla scala prescelta, saranno dunque più importanti degli accordi costruiti con note estranee alla scala.

Musica tonale: i suoni non sono tutti uguali

Nella musica tonale, i suoni sono organizzati in modo gerarchico. Dentro un brano tonale possiamo classificare le note in tre gruppi:

1) Le note dell’accordo che sta suonando in un dato momento

2) Le note della tonalità del brano, ovvero le sette note della scala di riferimento

3) Le rimanenti note, che non appartengono alla scala e sono quindi estranee alla tonalità

Mentre le note dei gruppi 2 e 3 sono definite già all’inizio del brano, con la scelta della scala, le note del primo gruppo cambiano continuamente, mentre nel brano cambiano gli accordi.

Ad esempio, se un brano è in tonalità di Do maggiore le note del gruppo 2 saranno C D E F G A B, le note del gruppo 3 saranno C# D# F# G# A#. Le note del gruppo 1 dipenderanno dall’accordo che suona in ogni preciso momento del brano.

L’ organizzazione dei suoni è dunque gerarchica, nella misura in cui alcune note sono più importanti di altre in ogni preciso momento. Le note dell’accordo sono le più importanti (gruppo 1), le note estranee alla scala sono le meno importanti (gruppo 3), le note della scala appartengono al gruppo intermedio (gruppo 2).

In un pezzo tonale anche gli accordi hanno importanza diversa. In particolare, l’accordo di tonica e di dominante sono più importanti degli altri accordi. Per approfondire questo aspetto, puoi vedere la lezione sulle cadenze.

Abbiamo detto che il sistema musicale tonale si è affermato circa tre secoli fa, e prima come funzionava la musica? Prima che si consolidasse il sistema tonale basato su scale e accordi, la musica era basata su un sistema musicale modale. Andiamo a vedere come funziona.

La musica modale: cos’è e come funziona

La musica modale è meno sofisticata di quella tonale, la musica modale è infatti basata su una scala ed usa le note di quella scala senza particolari complicazioni. All’interno di una data scala (o modo) le note sono tutte uguali, non hanno ruoli particolari.

Ad esempio, era musica modale la musica della Grecia antica, dalla quale derivano i nomi delle scale medioevali utilizzate anche nel canto gregoriano, anche questo musica modale. In entrambi i casi, le composizioni musicali erano basate su una scala ben precisa, ed usavano solo le note di quella scala.

La musica modale usa quindi un numero più ristretto di suoni, limitandosi alle note della scala prescelta. All’interno di quella scala, le note sono però tutte uguali.

I brani modali si distinguono da quelli tonali perché utilizzano un numero limitato di accordi, a volte un unico accordo. Su quell’accordo si realizzano poi melodie o improvvisazioni basate sulla scala modale prescelta.

Musica modale: musica del passato… ma non solo

Nella storia della musica occidentale, la musica modale precede quella tonale. Nel passaggio al sistema tonale, le scale modali precedentemente impiegate vennero abbandonate. Sopravvissero solo due scale principali, la scala maggiore e la scala minore naturale.

La musica modale è dunque musica del passato? Non solo. A partire dall’inizio del ‘900, alcuni musicisti hanno ricominciato ad utilizzare le scale modali, per sperimentare sonorità interessanti e nuove.

Questo tipo di ricerca ha coinciso con la riscoperta di tradizioni popolari anche in ambiti diversi dalla musica, ad esempio nella pittura. L’esotismo che si è affermato al principio del secolo scorso ha favorito lo studio e la scoperta delle tradizioni musicali non occidentali, che utilizzavano sistemi musicali modali.

Ad esempio, molta musica africana è basata sulla scala pentatonica e non usa accordi. E’ quindi un ottimo esempio di musica modale. Qua sotto lo spartito di una melodia del Sud Africa.

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Una tipica melodia modale, ricavata alla scala pentatonica

L’ interesse per la musica modale ha riguardato anche musicisti jazz e rock, che nelle scale modali cercavano nuove possibilità proprio per l’improvvisazione. Ecco alcuni esempi.

Il jazz modale

Tra i jazzisti, i primi ad utilizzare le scale modali per l’improvvisazione sono stati Charles Mingus, Miles Davis, John Coltrane. Particolarmente importante è stato l’album di Miles Davis dal titolo Kind of Blue, pubblicato nel 1959, nel quale il trombettista e i suoi musicisti sperimentano l’improvvisazione su alcune scale modali.

Un altro disco molto importante in questo ambito fu inciso da John Coltrane circa un anno dopo e si intitola My Favorite Things. Miles Davis e John Coltrane sono stati figure chiave nella diffusione dell’improvvisazione modale tra i jazzisti.

So What di Miles Davis è un tipico brano jazz modale

Il rock psichedelico

Il rock psichedelico risale agli anni ‘60 ed ha visto protagoniste storiche band come i Jefferson Airplane, i Grateful Dead e i Doors. Anche i Beatles e i Pink Floyd hanno suonato musica modale.

Hanno suonato brani modali anche Jimy Hendrix e Carlos Santana.

Mentre i jazzisti hanno esplorato la musica modale in modo più rigoroso e completo, nel rock psichedelico e nel rock in generale, spesso è modale sono una parte della canzone, prevalentemente quella destinata agli assoli. E’ quello che succede ad esempio in The End dei Doors.

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I Doors sono una delle band più rappresentative del rock psichedelico

Uno strano incontro tra tonale e modale: il blues

Sebbene il jazz delle origini fosse musica tonale, nel dna della musica afroamericana c’è stata fin dalle origini una forte componente modale: il blues.

Il blues è un genere musicale molto originale perché tiene in equilibrio elementi tonali e modali. Della musica tonale, il blues conserva l’impiego degli accordi maggiori, quelli costruiti sul I IV e V grado della tonalità di riferimento.

Su questi accordi il blues innesta però le scale modali tipiche della musica africana occidentale, in particolare le scale pentatoniche e la scala blues. Per questo il blues è una sorta di ibrido, in parte tonale e in parte modale. Un genere musicale molto affascinante, in ragione della propria originalità ed unicità.

Conclusioni: musica modale e musica tonale

Per chi suona uno strumento, comprendere la differenza tra modale e tonale è molto importante. Chi suona pianoforte o chitarra dovrebbe avere familiarità con gli accordi, mentre chi vuole improvvisare dovrebbe conoscere almeno le scale modali più comuni, ad esempio quelle utilizzate dai grandi jazzisti come Miles Davis.

Il sistema tonale è al tempo stesso più rigido e più flessibile di quello modale. E’ più rigido perché, utilizzando gli accordi, la melodia non può più procedere in modo del tutto libero, ma in qualche modo è costretta a tener conto degli accordi stessi. E’ più flessibile, perché dentro un brano tonale tutti i dodici suoni della scala cromatica sono sempre disponibili, mentre la musica modale tende ad escluderne alcuni per principio.

Spero in questa lezione di avere spiegato in modo chiaro la differenza tra musica tonale e musica modale. Se vuoi farmi delle domande o vuoi scrivermi la tua opinione su questa lezione, ti prego di farlo nei commenti qua sotto. Grazie!

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  • Grazie Leo per i tuoi articoli sempre interessanti e stimolanti. Volevo soltanto aggiungere che la riscoperta dei sistemi modali è coincisa come giustamente ricordavi con la riscoperta delle origini del mondo. Quindi musica cosiddetta ‘etnica’ che ci riporta ad un universo più profondo e originario. Tra questi sistemi spicca la Musica Classica dell’India. Sia L’Hindustani (Nord India) che Karnataka (India del Sud). Sistema musicale estremamente ricco e sofisticato basato proprio sull’utilizzo delle scale modali (Raga). Ne hanno subito notevole influenza molti musicisti occidentali tra cui proprio John Coltrane, John Mclaughlin, George Harrison e molti altri.

  • Caro maestro anche se sono un vecchio autodidatta, le suo lezioni sono davvero interessanti esaustive, dopo la lettura dei suo artioli mi sento più ricco

  • Buongiorno Leo. Mi è abbastanza chiaro come funziona la musica tonale, anche se non sono un musicista. Ma nella musica modale, di solito i brani sono costruiti su un solo modo o si fa un’operazione simile alla modulazione tonale, utilizzando più modi? In particolare, negli assoli tipici del blues e del rock, costruiti su scale pentatoniche, il musicista usa una scala per ogni accordo, magari utilizzando il primo grado dell’accordo stesso, o “fa andare bene” una sola scala per tutto giro di accordi? Nel blues per esempio, che gira fondamentalmente su tre accordi, il solista usa tre scale pentatoniche? Scusa se faccio confusione …

    • Di solito i brani modali usano un modo solo. Anche nel blues è così, la scala blues va bene su tutti e tre gli accordi, per cui non se ne usano tre diverse ma una sola per tutto il giro di 12 misure.

      Anche con le pentatoniche spesso si cerca di usarne una sola, che vada bene su più accordi.
      A volte i jazzisti affiancano sezioni diverse dove c’è un cambio di scala/modo. Tuttavia, rimane una differenza con la musica tonale: questa lega le tonalità in modo logico e molto rigoroso, mediante la modulazione. I pezzi jazz che usano diverse scale/modi, si limitano ad affiancarle, spesso in modo del tutto libero.

      Cari saluti, a presto

  • Complimenti per l’articolo molto esaustivo.
    Potrei sapere il nome di una delle canzoni dei beatles e pink floyd con partitura modale ?
    A cosa porre attenzione ascoltando un pezzo musicale per capire che è modale o tonale?

  • Ottimo articolo Leo!… grazie. L’ho letto con grande interesse. Forse mi sbaglio ma mi pare che, pur tenendo alto il livello delle nozioni che vuoi passare, tu riesca a raggiungere anche i meno esperti in materia. Stendere articoli con questa caratteristica è faticoso, quindi… complimenti! in ogni caso – e su questo son certo di non sbagliare – trovo che la tua conclusione sul sistema tonale, che «è al tempo stesso più rigido e più flessibile», sia molto stimolante e aperta su un mare di riflessioni.