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La modulazione in musica: cos’è, a cosa serve

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La modulazione è un movimento di accordi tramite i quali un brano musicale si sposta da una tonalità all’altra. La modulazione viene impiegata molto spesso nel repertorio della musica classica e jazz, mentre si usa di meno nel rock e nel pop, dove i brani di solito rimangono nella tonalità iniziale per tutta la loro durata.

Tonality and modulation

Quasi tutti i brani musicali scelgono una scala di riferimento, dalla quale derivano le note della melodia e gli accordi per l’armonia. Il concetto di tonalità riguarda dunque sia le scale che gli accordi.

In una lezione dedicata abbiamo già spiegato la relazione tra scala e accordo e come di fatto gli accordi derivino da una scala. Se un brano musicale è composto in tonalità di Do maggiore, significa che la sua melodia è costruita prevalentemente su note della scala di Do maggiore, e che la maggior parte degli accordi sono ricavati dalla stessa scala.

Nel sistema musicale tonale esistono 12 tonalità maggiori e 12 tonalità minori. La scelta della tonalità è dunque limitata a queste ventiquattro possibilità.

Come sceglie la tonalità il compositore?

Le tonalità sono tutte uguali, o per lo meno molto simili. La differenza tra una tonalità è l’altra è principalmente di registro, ovvero una tonalità può essere più o meno acuta/grave rispetto ad un’altra.

Ad esempio, la tonalità di Do# si trova un semitono sopra rispetto a quella di Do, è quindi un po’ più acuta. La tonalità di Si maggiore si trova invece un semitono sotto quella di Do, quindi si trova in un registro più grave.

Ecco alcuni esempi. Suonerò adesso la scala di Do maggiore, e dopo una breve pausa quella di Do# maggiore. Puoi ascoltare che la seconda scala è leggermente più acuta della prima.

Suonerò adesso la scala di Do maggiore, e dopo una breve pausa quella di Si maggiore. Puoi ascoltare che la seconda scala è leggermente più grave della prima.

Visto che le scale sono molto simili l’una all’altra, nel scegliere la tonalità di un brano il compositore tiene conto di tre aspetti. Li analizziamo uno per uno.

1. Il registro vocale del cantante

Alcune tonalità sono più adatte alla voce maschile ed altre a quella femminile, inoltre ogni cantante ha il suo registro preferito. Se un pezzo verrà interpretato da un dato cantante, la scelta della tonalità sarà in gran parte determinata dal suo registro vocale.

2. Il registro degli strumenti musicali

Ci sono alcuni strumenti che hanno un’estensione molto ampia, è il caso ad esempio del pianoforte o della chitarra. Altri strumenti, ad esempio gli strumenti a fiato, hanno un registro più limitato e quindi suonano meglio in alcune tonalità.

Anche da un punto di vista tecnico, ogni strumento ha tonalità più o meno facili da suonare, in base alla posizione delle mani. Se una composizione musicale nasce per un determinato gruppo di strumenti, è facile che il compositore scelga la tonalità già pensando anche a questi aspetti pratici ed alla facilità di esecuzione.

3. La sfumature tipiche di ciascuna tonalità

Ogni tonalità ha una sua specifica sfumatura timbrica, determinata dal registro ma anche da aspetti non misurabili e spiegabili. Forse alcune tonalità suonano più interessanti perché sono state meno utilizzate in passato, c’è però qualcosa che le distingue e che rende ciascuna tonalità unica, specialmente all’orecchio esperto di un compositore. Un compositore capace conosce queste sfumature e le usa per rendere un brano musicale più interessante.

Ora che abbiamo chiarito il concetto di tonalità, possiamo spiegare cos’è la modulazione, ovvero il passaggio da una tonalità ad un’altra.

La modulazione

Ogni brano musicale ha una tonalità di partenza, che in alcuni casi rimane invariata durante tutto il brano. In altri casi il compositore utilizza più tonalità all’interno dello stesso brano, per avere maggiore varietà. Per passare da una tonalità all’altra si usa il procedimento chiamato appunto modulazione.

Il cambio di tonalità o modulazione può avere ragioni pratiche legate agli strumenti o ai cantanti impiegati nell’esecuzione, ma più spesso ha ragioni estetiche. La modulazione è necessaria per rendere il brano più interessante e vario.

Più lungo e complesso è un brano musicale, più necessarie saranno una o più modulazioni al suo interno. E’ frequente che una canzone di tre minuti impieghi una sola tonalità e non presenti quindi alcuna modulazione, mentre un pezzo orchestrale, ad esempio una sinfonia o un overture, sicuramente si muove tra diverse tonalità e quindi fa ampio uso della modulazione.

Tonalità vicine e lontane

La modulazione è un procedimento che non avviene sempre nello stesso modo. In particolare, è molto importante quanto due tonalità siano vicine o lontane. Sono vicine le tonalità che hanno molte note in comune, lontane quelle che hanno poche note in comune.

Nel grafico chiamato circolo delle quinte, le tonalità più vicine occupano posizioni adiacenti sul perimetro del cerchio. Ad esempio, Do maggiore è vicina a Fa maggiore e Sol maggiore, ma è una tonalità lontana da Mi maggiore.

modulazione e circolo delle quinte

Modulazione con e senza preparazione

La modulazione tra due tonalità vicine è relativamente facile, ed è quella più comune in brani semplici, di facile ascolto. La modulazione tra tonalità lontane è invece più complicata e richiede un serie di accordi intermedi, o di passaggio. Questi accordi servono per preparare la modulazione vera e propria e renderla meno improvvisa e sgradevole.

La preparazione della modulazione è quella fase in cui il brano passa dagli accordi comuni tra le due tonalità, ad accordi specifici della nuova tonalità. Normalmente la modulazione si considera conclusa quando vengono affermati in modo chiaro gli accordi caratteristici della nuova scala. Ovvero gli accordi del IV, V e I grado.

Accordi impiegati per la modulazione

L’accordo più utilizzato per la modulazione è quello della dominante, ovvero l’accordo di settima costruito sul V grado della scala. Spesso la modulazione avviene mediante la cadenza perfetta II V I.

Ad esempio, se sto passando dalla tonalità di Do maggiore a quella di Fa maggiore, userò gli accordi II V I di Fa maggiore: Gm7 C7 F. Andiamo adesso ad analizzare una serie di modulazioni nel brano jazz Tune Up.

Tune Up modula ripetutamente, scendendo di tono utilizzando una serie di II V I:

  • Em7 A7 D per la tonalità iniziale D (in giallo)
  • Dm7 G7 Cmaj7 per la tonalità di C (arancione)
  • Cm7 F7 Bbmaj7 per la tonalità di Bb (in viola)

Un altro brano jazz che presenta numerose modulazioni è All The Things You Are. Inoltre, i pezzi jazz dalla forma AABA quasi sempre modulano ad una diversa tonalità nella parte B. Ad esempio, seguono questo schema Take the A Train e Body and Soul, due classici standard jazz.

Accordo diminuito come accordo di passaggio

Un accordo particolarmente impiegato per la modulazione tra due tonalità anche lontane è l’accordo diminuito, che si trova siglato con dim7. L’accordo dim7 è molto singolare in quanto è formato da intervalli simmetrici, è l’unico tra gli accordi di settima ad avere questa caratteristica.

Proprio grazie a questa sua simmetria, l’accordo dim7 appartiene a diverse tonalità simultaneamente. Questa peculiarità lo rende uno strumento ideale per la modulazione. Quando un compositore “porta” il brano musicale su un accordo diminuito, si aprono possibilità di modulazione molteplici.

Per fare un esempio, l’accordo diminuito è molto utilizzato nel repertorio operistico, dove le modulazioni sono indispensabili. In un Opera intervengono numerosi cantanti, ciascuno con il suo registro vocale. Quando la parola (o meglio, il canto) passa da uno all’altro, è spesso necessario cambiare tonalità. L’accordo diminuito è una delle soluzioni più adoperate.

Se questi concetti sono troppo avanzati per te, forse ti può interessare il corso di armonia funzionale che trovi su questo sito

Modulazioni più comuni

Abbiamo detto che un brano musicale può modulare a qualunque tonalità, vicina o lontana. Ci sono però alcune modulazioni particolarmente comuni, in particolare:

  • Modulazione alla tonalità relativa
  • Modulazione alla tonalità parallela
  • Modulazione ascendente di semitono o di tono
  • Modulazione andata e ritorno, tra due tonalità

Vediamo alcuni esempi di queste forme di modulazione.

Modulazione alla tonalità relativa

La modulazione più frequente è quella tra una tonalità e la sua relativa. Ad ogni tonalità maggiore corrisponde infatti una minore relativa, e ad ogni tonalità minore una relativa maggiore. Le due tonalità relative condividono le stesse alterazioni in chiave, sono quindi implicite l’una nell’altra.

Un esempio di questo tipo di modulazione è il pezzo jazz dal titolo Fly Me to The Moon, che passa dalla tonalità maggiore alla relativa minore, e viceversa. Il passaggio dal modo maggiore al relativo minore è estremamente fluido e naturale, tanto che non ci accorgiamo del punto preciso in cui siamo passati dal primo al secondo.

Modulazioni in Fly Me to the Moon
Modulazioni in Fly Me to the Moon

Nello spartito qua sopra sono evidenziati in giallo i passaggi II V I sulla scala di Do maggiore, ed in rosa i passaggi II V I sulla scala relativa di La Minore.

Modulazione alla tonalità parallela

Un altro tipo di modulazione piuttosto comune è quello tra una tonalità maggiore e la sua parallela minore, o viceversa. Mentre le tonalità relative sono costruite su note diverse, ad esempio Do e La, le tonalità parallele sono quelle costruite sulla stessa nota di partenza. Ad esempio, Do maggiore e Do minore.

Due tonalità parallele non sono tonalità vicine, hanno infatti tre alterazioni di differenza. Tuttavia hanno un legame molto forte, in quanto entrambe le scale partono con la medesima nota.

Il passaggio tra un modo maggiore ed il parallelo minore (o viceversa) è quindi ben accettato dal nostro orecchio. Ascoltiamo un esempio, una canzone di Fabrizio De Andrè dal titolo La ballata del Miché.

Questa è la serie di modulazioni su La ballata del Miché.

  • 0’47” passaggio da La minore a La maggiore
  • 1’28” modulazione da La maggiore a La minore
  • 2’00” ancora da La minore a La maggiore

Modulazione ascendente di semitono

Il classico brano soul Sunny di Bobby Hebb modula ripetutamente salendo di semitono. Salire di un solo semitono è un cambio alla portata di qualunque cantante, in quanto la variazione è modesta. La modulazione crea però una maggiore tensione e rende il brano più interessante. In questo caso, ad esempio, la canzone è basata su una strofa di solo 16 misure che si ripetono sempre uguali. Senza queste modulazioni il pezzo sarebbe probabilmente più noioso e ripetitivo.

Sunny parte in tonalità di Em, ecco la serie di modulazioni:

  • 1’02” Da Em a Fm
  • 1’31” da Fm a F#m
  • 2’01” da F#m a Gm

Un paio di brani italiani che modulano salendo di semitono nello stesso modo sono Grande grande grande di Mina e 4 marzo 1943 di Lucio Dalla.

Modulazione ascendente di tono

In The Summer Wind, un classico americano cantato da Frank Sinatra, troviamo una modulazione che avviene salendo di tono. Il brano inizia in Db e sale per due volte, toccando quindi le tonalità di Eb e F.

Ecco la serie delle modulazioni in The Summer Wind:

  • 1’05” da Db a Eb
  • 1’48” da Eb a F

Andata e ritorno tra due tonalità

Nei casi che abbiamo fin qui considerato, la modulazione avviene salendo di semitono o di tono, senza mai tornare indietro. Vediamo ora un brano in cui la modulazione avviene tra due tonalità, a distanza di intervallo di terza minore. Le due tonalità si alternano ripetutamente.

Fabrizio De Andrè utilizza spesso questo espediente nelle sue canzoni. Vediamo ad esempio La canzone di Marinella, che inizia in tonalità di A minore, modula a Cm, poi torna a Am, e così via.

Notiamo anche che la distanza di terza minore è la stessa che c’è tra una tonalità maggiore e la sua relativa minore. In questo caso però c’è il salto di terza, ma non il cambio di modo.

Ecco la serie di modulazioni de La canzone di Marinella

  • 0’53” da Am a Cm
  • 1’18” da Cm a Am
  • 2’06” da Am a Cm
  • 2’30” da Cm a Am

La Canzone di Marinella è sicuramente un capolavoro letterario, la musica è invece molto semplice, prevedibile. Per non ripetere la solita melodia tante volte, sempre uguale, De André alterna sapientemente le due tonalità. Grazie alle ripetute modulazioni, la canzone diventa più interessante e varia.

La stessa soluzione armonica si trova in altre canzoni di Fabrizio de Andrè, ad esempio La città vecchia, Bocca di Rosa, Preghiera in gennaio

Un caso inusuale: modulazione per quarte

Vediamo infine una situazione piuttosto inusuale, analizzando Evil di Stevie Wonder. Il brano modula salendo di tonalità, facendo però salti molto più ampi rispetto a Sunny (che saliva di un semitono ogni volta) e The Summer Wind (che saliva di un tono).

Evil inizia in tonalità di Do Maggiore, e per ben tre volte sale di quarta. Possiamo notare la differenza rispetto ai salti di semitono o di tono: qua il passaggio è molto più netto. Tramite questi salti così ampi, Stevie Wonder si sposta in un registro sempre più acuto. Alla fine della canzone avrà cantato nell’estensione di due intere ottave. Niente male!

Evil - Stwvie Wonder

Qua sopra gli accordi della prima strofa, quella di Do maggiore. Il giro si ripete esattamente uguale nelle nuove tonalità, modulando in questo modo:

  • 1’30” da C a F
  • 2’08” da F a Bb
  • 2’45” da Bb a Eb

Qua i cambi di tonalità sono quindi impiegati per mettere in mostra le grandi qualità vocali del cantante.

Conclusions, detecting modulations to better understand music

In questa lezione abbiamo preso in considerazione le modulazioni più semplici, quelle che possiamo riconoscere facilmente all’interno di una canzone. Per chi vuole suonare il repertorio moderno, pop o jazz, riconoscere al volo una modulazione è fondamentale. Spero di essere riuscito a spiegare in modo chiaro cos’è una modulazione in musica. Se hai domande, o vuoi scrivere la tua opinione sulla lezione, scrivi nei commenti all’articolo. Grazie!

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