Come si scrive la durata del suono sul pentagramma
Segni di prolungamento del suono clessidra

La durata del suono, il pentagramma e i valori musicali

Il linguaggio musicale e la sua scrittura, il pentagramma, non hanno necessità di misurare la durata esatta dei suoni ma solo la loro durata relativa. Non ci interessa infatti quanto durano i singoli suoni presi uno per uno, ma la loro durata in relazione l'uno all'altro. I diversi valori delle note musicali servono proprio a questo scopo.

Per iniziare, ascoltiamo due suoni che sono assolutamente identici per quanto riguarda altezza e intensità, ma sono differenti in durata.

Riconosciamo con facilità che il secondo suono dura più a lungo del primo. Il primo è più breve, il secondo più lungo. Vediamo adesso due diversi punti di vista sulla durata del suono.

La durata del suono: due punti di vista opposti

La durata del suono per la scienza

La scienza considera la durata come una qualità del suono supplementare perché le qualità di un onda sonora sono già definite completamente dopo pochi istanti. Per descrivere il suono come fenomeno fisico, la durata è dunque una componente trascurabile.

Se vogliamo misurare la durata di un suono in modo esatto, dobbiamo utilizzare un cronometro e misurare secondi e frazioni di secondo. La musica ha un approccio decisamente differente, in musica tutto è relativo.

La durata del suono sul pentagramma

Proprio come accade per l’intensità, il pentagramma non intende registrare la durata effettiva di un suono, ma la sua durata relativa. Ci interessa quanto dura un suono in relazione ai suoni che lo precedono e lo seguono, e questa durata relativa dipende a sua volta dalla velocità di esecuzione del brano.

I valori musicali

Per indicare questa durata relativa si utilizzano una serie di figure, le note musicali, che hanno l’una il valore doppio dell’altra: la prima figura (un ovale vuoto senza gambo) si chiama semibreve e vale il doppio della figura di minima (ovale vuoto, con gambo), che a sua volta vale il doppio della semiminima (ovale pieno, con gambo).

valori musicali semibreve minima semiminima

La semibreve (primo rigo) vale il doppio della minima (secondo rigo) che a sua volta vale il doppio della semiminima (terzo rigo)

La semiminima a sua volta dura il doppio della croma, e così via. Dal punto di vista grafico, le altre note musicali sono simili alla semiminima: sono figure formate sempre da un ovale pieno con gambo, al quale si aggiunge però un numero crescente di code. La croma ha una coda, la semicroma due code, la biscroma tre code e la semibiscroma quattro code.

valori musicali croma semicroma biscroma semibiscroma

La croma ha una coda, la semicroma due code, la biscroma tre code e la semibiscroma quattro code.

In passato si usavano anche altre figure dal valore maggiore (breve, longa) o minore (fusa e semifusa), figure che col tempo sono cadute in disuso. Vediamo ora lo schema completo, dalla semibreve alla semibiscroma.

valori musicali dalla semibreve alla semibiscroma

I valori musicali dalla semibreve alla semibiscroma

Il sistema delle note è dunque binario: ciascun valore vale il doppio del successivo. A queste figure sono assegnati dei valori convenzionali, indicati con una frazione.

  • La semibreve vale 4/4
  • La minima vale 2/4
  • La semiminima vale 1/4
  • La croma vale 1/8
  • La semicroma vale 1/16
  • La biscroma vale 1/32
  • La semibiscroma vale 1/64

A ciascuna figura musicale corrisponde inoltre una figura di pausa, che si usa per indicare un silenzio di pari durata. Esiste dunque una pausa di semibreve, una pausa di minima e così via. Ecco le diverse figure di pausa, dalla semibreve alla semibiscroma:

Le pause - figura di pausa dalla semibreve alla semibiscroma

Pause dalla semibreve alla semibiscroma

Vediamo quindi che sia le note musicali che le figure di pausa utilizzano una frazione. Tuttavia l’unità di misura principale per la scrittura della musica non è la semibreve, che vale 4/4 e dunque un intero, bensì la figura di semiminima, ovvero la nota da 1/4.

La musica ha le sue regole e le sue esigenze specifiche: la figura di 1/4, la semiminima, è l’unità di misura principale. Quindi, se in matematica 4/4 = 1, questo non è del tutto vero in musica, dove l'unità di misura è 1/4. La ragione di ciò risiede nel tempo, ovvero come le note vengono raggruppate all'interno di un brano musicale.

Il tempo in musica: la misura o battuta

Per indicare il tempo di una composizione musicale si scrive una frazione: il numeratore indica il numero di figure musicali, il denominatore il tipo di figura. Ad esempio, un tempo di 4/4 è formato da quattro figure di semiminima. Un tempo di 6/8 è formato da sei figure di croma.

I principali raggruppamenti sono il 2/4 (tempo binario), il 3/4 (tempo ternario) ed il 4/4 (tempo quaternario). Questi si chiamano anche tempi semplici. Esistono anche indicazioni di tempo basate su figure di croma a gruppi di tre, che si chiamano tempi composti. Per approfondire l'argomento vedi la lezione su tempo semplice e tempo composto.

Quando un brano musicale ha un tempo di 2/4, significa che per tutto il brano le figure musicali, note e pause, saranno suddivise in gruppi  di 2/4. Questi gruppi di note si chiamano misura o battuta. Una volta stabilito il tempo di un brano, ovvero la grandezza delle misure musicali, queste potranno contenere una qualunque combinazione di valori, purché ciascuna misura contenga un valore di note (o pause) pari a quello stabilito.

L’indicazione di tempo si scrive al principio del rigo, subito dopo la chiave musicale. Ecco alcuni esempi di misure di 2/4, 3/4 e 4/4.

Tempo esempi due quarti tre quarti quattro quarti

Tempo di 2/4 (riga 1), 3/4 (riga 2) e 4/4 (riga 3)

Negli esempi qua sopra, le misure contengono combinazioni diverse di suoni e pause, ma il totale di ciascuna misura è pari a quanto stabilito dall'indicazione di tempo a inizio rigo.

Ad integrare i diversi valori di suoni e pause, intervengono poi i segni di prolungamento del suono, che permettono di scrivere note e suoni di diverso valore. Andiamo a vede come funzionano i segni di prolungamento del suono.

 I segni di prolungamento del suono

Abbiamo visto che il sistema è binario: ciascuna nota vale il doppio delle precedente. A completare questo sistema binario intervengono tre segni di prolungamento del suono: il punto di valore, la legatura di valore e la corona.

Il punto di valore aggiunge alla nota metà del suo valore. Ad esempio, una figura di semibreve che da sola vale 4/4, con aggiunto il punto di valore assume un valore di 6/4 (esempio 1). Una figura di minima, che da sola vale 2/4, con il punto di valore assume un valore di 3/4 (esempio 2).

Segni di prolungamento del suono

Punto di valore (esempi 1 e 2), legatura di valore (esempio 3), corona (esempio 4)

Il secondo segno di prolungamento del suono è la legatura di valore. Questa può legare un numero indefinito di suoni di altezza uguale (Do con Do, Re con Re ecc.) e ne somma il valore. In questo modo, un suono può assumere una qualunque durata. Nell’esempio 3 abbiamo legato una figura di semibreve (4/4) di semiminima (1/4), ottenendo un valore di 5/4. Le due note legate insieme producono un unico suono, che dura quanto la somma dei due suoni.

Il terzo segno di prolungamento del suono si chiama corona e prolunga il suono in modo indefinito. Questo segno dimostra ancora una volta che in musica non esiste una misurazione oggettiva e precisa: la corona prescrive di prolungare il suono oltre il suo valore, ma la durata effettiva di questo suono è lasciata all’esecutore, che deve interpretare questo segno in base al contesto musicale ed ai propri gusti e convinzioni.

Nell'esempio 4 vediamo un segno di corona sulla nota Do, la quale durerà "un po' di più" del suo tempo normale.

Conclusioni: la durata dei suoni e il pentagramma

Per quanto riguarda la durata dei suoni, abbiamo visto che:

  • Il sistema della notazione non intende registrare la durata effettiva dei suoni ma la loro durata relativa
  • I suoni sono raggruppati in battute o misure musicali, la cui grandezza è indicata al principio del brano musicale da una indicazione di tempo
  • Il valore delle singole note musicali è variabile tra 4/4 (semibreve) e 1/64 (semibiscroma)
  • I singoli suoni o pause possono essere affiancati da segni che ne aumentano il valore, chiamati segni di prolungamento del suono:  punto di valore, legatura di valore e corona.

Se vuoi approfondire questi argomenti ed imparare a leggere la musica, forse ti può interessare il corso di solfeggio jazz presente su questo sito. Imparare a leggere la musica non è difficile, basta un po' di esercizio tutti i giorni!

  • romano ciarallo ha detto:

    Caro Leo, tu non insegni solo la musica ma insegni ad amare la musica, complimenti

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