Parte 9, l’avanguardia

In questa sezione raccolgo alcuni brani di musicisti che hanno tentato di superare i precedenti confini del jazz. In particolare, classifico come “avanguardia” chi ha provato a esplorare nuove strade in uno o più di questi aspetti della musica:
- L’armonia: suonando senza accordi, oppure con armonia sofisticata che vada oltre l’impostazione tonale o modale.
- La forma: suonando brani “aperti” senza sezioni predeterminate ma seguendo il flusso del momento. Questo avviene comunicando a gesti, o semplicemente ascoltando gli altri membri del gruppo, senza un quadro predefinito.
- Il ritmo: creando sequenza su pattern del tutto nuovi, oppure senza un ritmo chiaro e stabile.
Alcuni di questi brani ricercano su più strade contemporaneamente, ma ho inserito in questo gruppo anche brani che portano innovazione in uno solo di questi terreni, ad esempio il “Kohln Concert” di Keith Jarrett non è rivoluzionario dal punto di vista armonico né ritmico, ma è un flusso creativo nato sul momento e dunque supera i classici confini della forma.
- Charles Mingus, Pithecanthropus Erectus (1956)
- Ornette Coleman, Free Jazz (1961)
- Max Roach, Tears for Johannesburg (1961)
- Sun Ra, And Otherness (1963)
- Andrew Hill, New Monastery (1964)
- John Coltrane, A Love Supreme (1965)
- Miles Davis, In a Silent Way (1969)
- Albert Ayler, Summertime (1970)
- Keith Jarrett, Kohln Concert (1975)


Ciao Leo, grazie per aver condiviso la tua lista e complimenti per l’ottimo lavoro, molto interessante. Mi permetto di suggerire il brano Four Brothers, nella versione di Woody Herman con il Second Herd e J. Giuffre. Un caro saluto!
Mi sembra molto curioso che non sia elencato alcun brano di “kind of blue” di M.Davis, una vera svolta epocale per il jazz. Non sono citati, tra l’altro brani cone Tune up oppure Giant step.
Buongiorno Roberto, la tua osservazione è giustissima. Il motivo per cui non ci sono è che nei 100 brani ho provato a non mettere due volte lo stesso musicista, per maggiore varietà. Per Coltrane, ho scelto “A Love Supreme” e per Miles Davis ho scelto “Bitches Brew”.
Sono però d’accordo con te, le tue proposte sono ugualmente significative. A testimoniare quanto io apprezzi Kind of Blue, sul mio blog c’è l’analisi di ben due brani. Eccole, se ti interessano:
https://www.leoravera.it/blue-in-green-la-pittura-degli-impressionisti-nel-jazz/
https://www.leoravera.it/flamenco-sketches-jazz-modale-forma-aperta/
grazie per il commento e per la lettura! A presto
Votre Article est REMARQUABLE!
Grazie, sei molto gentile. A presto
Complimenti per il tuo lavoro nel diffondere la musica. Grazie
Grazie a te per la lettura. A presto
Fantastico lavoro, grazie!
Grazie Elena
Bravissimo!!! Sempre al top!!!
Un abbraccio Leo!!
Grazie mille! Ciao a presto
Molto interessante. Vi sono tantissimi spunti per ascolti e approfondimenti. Mi permetto di inserire un nome tra le voci maschili che, a mio avviso, merita di stare in un ipotetico pantheon del canto jazz: Mark Murphy (1932-2015).
Ciao Roberto, grazie mille del suggerimento. Approfondirò la conoscenza di Murphy, seguendo il tuo consiglio. A presto
Un articolo molto interessante, anche per la selezione dei brani che aiuta a scoprirne alcuni, nel mio caso, non conosciuti ma significativi. E’ anche una piccola raccolta che è bello conservare nel tempo.
Grazie
Grazie per la visita e per il commento. Spero di scegliere bene, ma 100 sono sempre troppo pochi.
Certo l’epoca d’oro delle Big Band però ce ne sono state di grandi anche dopo come quella di Mel Lewis ora Vanguard Jazz Orchestra.
Grazie Lorenzo, un bel consiglio di ascolto, per me e per gli altri lettori del blog. A presto
Bellisima trattazione, aspettiamo la terza parte!
Ciao Mauro, hai visto, la lista è andata avanti! Sono quasi al termine. A presto