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Introduzione al jazz: cento brani per scoprire il jazz

Parte 6, il bebop

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Quando parliamo di jazz, immediatamente ci vengono in mente gli assoli infuocati del sassofono o della batteria, i tempi veloci e le aspre dissonanze tipiche di questa musica. Tutti questi elementi derivano dal bebop, la rivoluzione che ha scosso la musica jazz negli anni ’40 e che l’ha trasformata da musica di intrattenimento, funzionale al ballo o agli spettacoli di cabaret, in musica da concerto meritevole di essere ascoltata nei teatri, senza bisogno di danzare. Con il bebop inizia il jazz moderno, alcuni strumenti che erano semplici comprimari come il contrabbasso e la batteria diventano protagonisti nel suonare temi e assoli, proprio come gli strumenti a fiato. Ecco quali sono i brani che ho selezionato per conoscere meglio questa epoca di grandi innovazioni:

  1. Tadd Dameron, Lady Bird (1948)
  2. Fats Navarro, Anthropology (1948)
  3. Bud Powell, Celia (1949)
  4. Milt Jackson, Bags Groove (1952)
  5. Thelonious Monk, ‘Round Midnight (1954)
  6. Kenny Clarke, Bohemia After Dark (1955)
  7. Sonny Stitt, But Not For Me (1956)
  8. Dizzy Gillespie, Bebop (1958)
  9. Art Blakey, Moanin’ (1958)
  10. Charlie Parker, Scrapple From the Apple (1959)
  11. Barry Harris, All the Things You Are (1959)
  12. Wes Montgomery, Four on Six (1960)

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  • Molto interessante. Vi sono tantissimi spunti per ascolti e approfondimenti. Mi permetto di inserire un nome tra le voci maschili che, a mio avviso, merita di stare in un ipotetico pantheon del canto jazz: Mark Murphy (1932-2015).

  • Un articolo molto interessante, anche per la selezione dei brani che aiuta a scoprirne alcuni, nel mio caso, non conosciuti ma significativi. E’ anche una piccola raccolta che è bello conservare nel tempo.
    Grazie

  • Certo l’epoca d’oro delle Big Band però ce ne sono state di grandi anche dopo come quella di Mel Lewis ora Vanguard Jazz Orchestra.