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Note di Lunedì

Gerry Mulligan, Bernie’s Tune

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Note di lunedì n.55 Gerry Mulligan, Chet Baker e il Cool Jazz

Gerry Mulligan è l’inventore del gruppo jazz senza pianoforte. Rinunciando allo strumento armonico, il suo quartetto formato da due fiati, contrabbasso e batteria privilegia la polifonia e la libertà improvvisativa.

Gerry Mulligan era molto ambizioso e consapevole del proprio valore. Deciso a perseguire la strada del successo, dedicò due brani ad altrettanti deejay, Line for Lyons per Jimmy Lions e Bark for Barksdale dedicata a Don Barksdale, operazione che gli fruttò numerosi passaggi discografici.

Ascoltiamo qua Bernie’s Tune nella registrazione tratta da The Complete Pacific Jazz Recordings. Fin dall’esposizione del tema notiamo come l’assenza del pianoforte diventa occasione per una ricerca musicale originale: a tratti anche il contrabbasso infatti si affianca ai due fiati e suona la melodia.

Il primo assolo è di Gerry Mulligan al sax baritono (0’42”). Il sassofonista suona molto aderente agli accordi, che risultano quindi chiari anche se non c’è uno strumento armonico. Segue l’assolo alla tromba di Chet Baker (1’20”) che si allontana maggiormente dal tema e dall’armonia.

Successivamente ascoltiamo i due strumenti a fiato improvvisare insieme (1’58”), i due musicisti si imitano a vicenda creando un contrappunto molto efficace.

Bernie’s Tune è un grazioso pezzo composto da Bernie Miller, la parte A è in modo minore ed assomiglia ad un blues di 8 misure:

Gerry Mulligan Bernie's Tune parte A
Gerry Mulligan Bernie’s Tune parte A

La parte centrale del brano (parte B) è invece in modo maggiore ed è piuttosto insolita per uno standard jazz in quanto basata praticamente su un unico accordo (B♭), gli altri accordi sono infatti di passaggio e riportano di continuo al punto di partenza (questa formula armonica si chiama turnaround).

Gerry Mulligan Bernie's Tune parte B
Gerry Mulligan Bernie’s Tune parte B

L’estrema semplicità del brano – parte A blues in Dm, parte B su B♭ – rispecchia perfettamente l’estetica del gruppo di Gerry Mulligan: estrema chiarezza e povertà dell’armonia a vantaggio della libertà espressiva e della ricerca timbrica.

In questo periodo i rapporti tra Chet Baker e Gerry Mulligan erano ancora buoni ma i due ebbero in seguito numerosi scontri, dovuti principalmente all’inaffidabilità di Chet, fino alla rottura definitiva della loro amicizia.

Arrivederci al prossimo lunedì!

Note-di-lunedi-Rubrica-di-analisi-musicale-Jazz-e-Rock
art by Valentina Veschi

Note di lunedì rubrica di analisi musicale dedicata ai grandi classici della musica jazz e rock: ogni lunedì un brano con annotazioni tecniche e curiosità. Per iniziare bene la settimana… e conoscere meglio la musica.

    • Ciao Frank, grazie della correzione. Ero convinto che Mulligan fosse della West Coast.
      Mi ha tratto in inganno in ricordo di qualche lettura a proposito di Chet Baker e Mulligan che suonano insieme nella West Coast.
      Correggo immediatamente l’articolo per non diffondere un informazione sbagliata. Grazie mille per la precisazione, e grazie per aver letto l’articolo.

  • Gerry Mulligan. Un nome. Una storia. Purtroppo non l’ho mai conosciuto personalmente. anche perché sono nato nello stesso giorno in cui è mancato, ma era di una personalità unica. Non era razzista (come Red Rodney, Tony Scott […]) e aveva un modo di suonare suo particolare, dove racchiude tante emozioni…

    • Ciao Mirko, è curioso che tu sia nato il giorno in cui Mulligan è morto. Tuttavia, visto che apprezzi la sua musica, diffonderla e amarla è anche un modo per non dimenticare Gerry Mulligan, così come i tanti grandi musicisti jazz che oggi sono sempre meno conosciuti ed apprezzati. Ciao, a presto

  • Volevo sottolineare che la personalità di Mulligan non si espresse soltanto a fianco di Chet Baker , c’è un aspetto forse meno noto a pochi studiosi ed attenti osservatori del fenomeno Mulligan, il trombettista Art Fermer con il quale nel 58 ebbe un “feeling” straordinario, che più di Baker dimostrò grinta , pathos intenso,incuranza di certi preziosismi, elementi nuovi che provocarono necessariamente nel baritonista una notevole revisione espressiva. Per stare al passo con i tempi ritmici di Farmer, Mulligan dovette mettere una marcia in più, impiantando nel 60 una grande orchestra la Jerry Mulligan Jazz Band sulla falsa riga di quella del Maggiore dell’Aeronautica Glenn Miller , basata sulla struttura di quattro sax ed un clarino però senza che quest’ultimo facesse da guida alla sezione delle ance. Una formazione da studio riservata ai buongustai piuttosto che un’orchestra da palcoscenico e certamente non da ballo. Mulligan puntava alla ricerca di un nuovo ” sound ” orchestrale. di sonorità smorzate, colori tenui,armonie inconsuete in netto contrasto con i gruppi orchestrali di Gillespie e Kenton di forte impatto sonoro. – Piero Terranova jazzista e musicologo