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Note di Lunedì

Ethel Waters, Don’t Blame Me. Una voce elegante dalla vena blues

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[Note di lunedi n. 118] Ethel Waters è una cantante jazz della prima generazione, il suo stile è colloquiale e discreto, valorizzato da una voce da contralto e da una piacevole vena blues. Ascoltiamo la sua esecuzione di Don’t Blame Me, una ballad composta da una delle grandi coppie della canzone americana: Jimmy McHugh e Dorothy Fields.

Don’t Blame me ha forma AABA. Dal punto di vista armonico, la parte A è costruita su una variazione del classico giro I VI II V, tipico di numerosi brani, tra i quali Blue Moon. La progressione è resa più interessante dall’ accordo Em7(b5) alla prima misura, accordo estraneo alla tonalità.

Don't blame me - parte A
Don’t blame me – parte A

La parte B si muove dal IV grado (F) alla tonalità relativa minore Am, prima di tornare alla tonalità iniziale con un movimento II V.

Don't blame me - parte B
Don’t blame me – parte B

La melodia è molto semplice e facile da cantare, non effettua mai salti superiori alla quarta e si muove prevalentemente per grado congiunto oppure per salti di terza.

L’estensione del brano è molto limitata, La parte [A] si muove quasi per intero all’interno di un intervallo di sesta, la parte [B] sale un poco oltre ma non supera la nota Re.

Il testo sviluppa il tema proposto dal titolo e racconta un gioco amoroso tra baci, abbracci, e l’immancabile luna come osservatrice. In sintesi, il concetto della canzone è il seguente: “Non è colpa mia se mi sono innamorata di te, sei irresistibile e non ho potuto evitarlo”.

Don’t Blame Me è un brano semplice e delicato che ben si sposa con lo stile elegante e sobrio di Ethel Waters. La cantante porge la melodia con grazia e precisione, a volte concludendo le frasi quasi parlando, oppure concedendo appena un accenno di vibrato, senza eccessi.

Ethel Waters in una sua interpretazione come attrice
La foto riprende Ethel Waters in una sua interpretazione come attrice

Ethel Waters era coetanea di Bessie Smith, entrambe sono state di esempio alle grandi cantanti della generazione successiva, Billie Holiday ed Ella Fitzgerald. Eppure la vocalità di Ethel Waters, in questa incisione del 1933, è di una modernità davvero sorprendente.

A ricordarci che quasi un secolo è passato, solo il crepitio ed il fruscio tipici di queste vecchie registrazioni. Non appare invece datata l’esecuzione di Ethel Waters, dalle quali molte cantanti contemporanee potrebbero e dovrebbero trarre ispirazione.

Arrivederci al prossimo lunedì!

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