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Note di Lunedì

Don Redman, Chant of the Weed

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Note di lunedì n.73, la musica psichedelica degli anni ’30

Chant of the Weed fu composto da Don Redman nel 1931 e rappresenta una curiosa anticipazione della musica psichedelica degli anni ’60. Il brano è infatti dedicato alla cannabis, il titolo potrebbe essere tradotto “Ode alla canapa”.

Don Redman è stato sassofonista ed arrangiatore, scriveva arrangiamenti su commissione per numerose formazioni ma Chant of the Weed fu composto ed arrangiato per la sua propria orchestra, con funzione di sigla. Don Redman si ispirava un po’ come tutti a Duke Ellington, l’atmosfera esotica del brano richiama infatti quella dei pezzi “afro” di Duke.

Per esprimere lo stato di rilassamento ed estraniamento prodotto appunto dalla cannabis, in Chant of the Weed Don Redman utilizza la scala esatonale, una scala usata dai compositori impressionisti europei (in particolare Claude Debussy) ed impiegata più raramente nel jazz, almeno fino agli anni ’40 quando Thelonious Monk ne fa un tratto caratteristico del suo rivoluzionario pianismo.

Dopo una breve introduzione, al minuto 0’06” ascoltiamo la prima parte del brano, indichiamo queste otto misure come “parte A” all’interno della classica struttura AABA.

Don Redman Chant of the Weed, prima parte

Chant of the Weed, parte A
Chant of the Weed, parte A

Osserviamo che pur essendo in tonalità di Re♭, il pezzo si apre sull’accordo di Mi7(♭5), scende di un tono su Re7(♭5) prima di risolvere sulla tonica a misura 5. Tutte le note della melodia principale (la parte evidenziata nello spartito) appartengono alla scala esatonale di Mi.

La parte B è basata sul contrasto tra il La ribattuto nel registro acuto e la frase discendente cromatica nel registro grave.

Don Redman Chant of the Weed, seconda parte

Chant of the Weed, parte B
Chant of the Weed, parte B

A parte qualche dissonanza ardita e l’uso della scala esatonale, il riferimento alla cannabis può essere individuato nella sonorità vagamente esotica del brano, che richiama l’Africa o l’Oriente. L’arrangiamento è controllato e preciso ed i musicisti non sono certo sotto l’effetto della cannabis.

Il contesto è evidentemente molto diverso dal quello del rock psichedelico degli anni ’60, quando molti musicisti cercarono ispirazione e suonarono sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Tra le band più famose ricordiamo Doors, Grateful Dead e Jefferson Airplane.

Arrivederci al prossimo lunedì!

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Art by Valentina Veschi

Note di lunedì rubrica di analisi musicale dedicata ai grandi classici della musica jazz e rock: ogni lunedì un brano con annotazioni tecniche e curiosità. Per iniziare bene la settimana… e conoscere meglio la musica.