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Note di Lunedì

Che cosa c’è, Gino Paoli e il giro di Do

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[Note di Lunedì n.165] Molte delle canzoni di Gino Paoli sono basate su una sequenza di accordi che in armonia è nota come “giro di Do”, oppure turnaround. E’ il caso ad esempio di Il cielo in una stanza, Sapore di sale e La gatta, le sue canzoni probabilmente più famose. Anche Che cosa c’è impiega il giro di Do, ma in un modo molto ingegnoso. Ho provato ad analizzarla.

Il giro di Do è una formula implicitamente contenuta già nella stessa scala maggiore. In sintesi estrema: dentro la scala ci sono sette accordi, così come sette sono le note, e quattro di questi accordi stanno particolarmente bene insieme. Questi accordi sono in ordine il primo, sesto, secondo e quinto. In armonia è consuetudine indicarli con i numeri romani, dunque I VI II V.

Nella scala di Do, questi accordi sono C, Am, Dm, G7. La stessa cosa può avvenire su altre scale, ma il nome “giro di Do” suggerisce che questa sequenza sia talmente elementare e conosciuta, che chi la suona probabilmente conosce solo la scala di Do.

La formula è abusata nella musica anni ‘50 americana, ad esempio la impiegano canzoni come Diana, Oh Carol e molte altre. Anche in Italia il giro di Do è stato impiegato per centinaia di canzoni, anche recentissime come Mille, il tormentone di un paio di estati fa interpretato da Fedez e Orietta Berti.

Gino Paoli ne ha fatto un uso davvero esagerato, costruendoci praticamente tutti i suoi successi. In Che cosa c’è il giro di Do viene però impiegato in modo decisamente più interessante, cambiando per ben tre volte tonalità.

La tonalità della canzone è Fa maggiore, quindi i quattro accordi che ci aspettiamo sono F, Dm7, Gm7 e C7, ovvero I VI II e V grado della scala maggiore.

Che cosa c'è - Spartito frase 1

Notiamo che gli accordi su cui si apre la canzone sono proprio questi. L’unico assente è l’accordo di Dm, che è sottinteso nella seconda parte della prima misura.

La canzone prosegue poi con una modulazione alla tonalità di La bemolle maggiore, e riecco i quattro accordi nella nuova tonalità: Ab Fm Bbm Eb7. In questo caso il giro inizia dagli ultimi due, ma la sostanza non cambia, sono sempre i soliti quattro accordi, nella nuova tonalità.

Che cosa c'è - Spartito frase 2

Nella seconda parte il brano modula ancora, questa volta alla tonalità di Si bemolle maggiore. Ed ecco ancora una volta il “giro di Do”, costruito in questa nuova tonalità: Bb Gm Cm e F7. Il brano ritorna poi alla tonalità iniziale, Fa maggiore.

Che cosa c'è - Spartito frase 3

Che cosa c’è è dunque una canzone ingegnosa, che utilizza una sequenza di accordi estremamente comune ma cambiando tonalità confonde l’ascoltatore, nascondendo in qualche modo questo tipico cliché.

Il successo dei brani di Gino Paoli è basato proprio sulla semplicità, oltre che sul suo personale carisma e su una certa originalità dei testi. La musica non è invece particolarmente interessante, evidentemente, visto che impiega formule note ed arcinote.

Se il giro di Do è dunque nemico dell’originalità, è però amico di chi inizia a suonare e con pochi accordi può divertirsi ad intonare le prime semplici canzoni.

E tu sai suonare qualche canzone che impiega il giro di Do? Lasciando stare il repertorio anni ‘50-’60 che ne è pieno zeppo, sai segnalarmi qualche brano recente che riutilizza proprio questa formula? Scrivi il titolo nei commenti!

Al prossimo lunedì, grazie.

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