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Un cantante jazz deve per forza improvvisare?

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In questo articolo voglio parlare dei cantanti jazz e delle loro improvvisazioni. Infatti, mentre per uno strumentista che suoni jazz è consueto eseguire degli assoli improvvisati, non tutti i cantanti lo fanno. Sorge dunque spontanea una domanda: un cantante jazz deve per forza improvvisare?

Prima di approfondire il ruolo della voce nella musica jazz, ecco alcune osservazioni sulle specifiche qualità dello strumento-voce, in generale.

La voce umana, uno strumento musicale diverso dagli altri

La voce è uno strumento musicale molto particolare, diverso da tutti gli altri. Prima di tutto, il cantante normalmente recita delle parole e questo gli conferisce un potere ed una responsabilità del tutto speciali. Grazie alle parole, il cantante può immedesimarsi nel significato di una canzone più di quanto possa fare uno strumentista.

Per questo motivo, un cantante non può limitarsi a suonare “le note giuste”, ma deve calarsi dentro il testo e interpretarlo. Ogni cantante è anche un attore che si immedesima nel personaggio, o almeno dovrebbe provare a farlo. Spesso è più apprezzabile un cantante con qualche difetto tecnico ma che racconta davvero la storia contenuta nella canzone, piuttosto che uno tecnicamente perfetto ma freddo e distaccato.

Il cantante può essere dunque estremamente espressivo, e in questo supera qualsiasi strumento. Tuttavia lo strumento-voce ha anche alcuni limiti. Ecco quali sono.

I limiti dello strumento – voce

Prima di tutto, timbro vocale ed estensione sono determinati in gran parte dalla conformazione del nostro apparato fonatorio. Il cantante può imparare a usare la propria voce e condizionare il timbro con la tecnica, ma è comunque vincolato alla propria conformazione fisica. Un cantante non può decidere di cantare da tenore o da basso, e anche il controllo del timbro è parziale.

Il limite più grande dello strumento voce è tuttavia un altro, ed è particolarmente significativo per chi vuole dedicarsi al repertorio jazz: un cantante deve necessariamente pensare ogni singola nota che canta, farla risuonare nella mente prima ancora che in gola.

Per chi suona uno strumento musicale esiste un certo grado di autonomia, le note possono essere suonate come conseguenza di determinati gesti tecnici, anche senza “cantarle” nella mente. Per un cantante questo è difficile, se non impossibile. Questa peculiarità della voce rappresenta almeno in parte un limite,.

Chi studia improvvisazione con uno strumento, quando si esercita sviluppa anche automatismi che talvolta partono dal gesto e solo successivamente diventano musica, utilizzando ad esempio specifiche scale o accordi. Per il cantante questo è impossibile, non può contare su alcuna geometria o pattern “manuale”, semplicemente perché non usa le mani per cantare!

Vediamo adesso come queste specifiche caratteristiche della voce e del canto influiscono sugli interpreti di musica jazz.

Cantante di jazz? Variazione vs improvvisazione

La musica jazz concede agli interpreti una grande libertà, e questo è vero fin dall’esposizione del tema che normalmente apre il brano. Al cantante è consentito variare molto la melodia e il ritmo della canzone, questo è il motivo per cui molti cantanti non sentono la necessità di eseguire dei veri propri assoli improvvisati ma si concentrano sul tema, interpretandolo in modo originale e sempre diverso.

Alcuni grandi cantanti non eseguono veri e propri assoli, eppure sono punti di riferimento per il grande repertorio americano. Ad esempio, Frank Sinatra non è stato propriamente un jazzista ma le sue interpretazioni sono un punto di riferimento per la sua capacità di variare il ritmo delle melodie. Anche Miles Davis considerava Frank Sinatra uno dei più grandi interpreti vocali della sua epoca.

Il principio della variazione è dunque molto importante quando si parla di un cantante jazz. Vincolato dalle parole del brano, il cantante può tuttavia intervenire nel ritmo delle frasi, rendendo così la melodia sempre nuova e interessante, e possibilmente sottolineando le parti più importanti del testo.

Mentre un’improvvisazione spesso aggiunge nuovi materiali ad una canzone, la variazione può avvenire in alcuni casi per sottrazione. Ad esempio, Billie Holiday cantava in modo inconfondibile, semplificando le melodie e privilegiando alcune note rispetto ad altre. La cantante sceglieva alcune note e insisteva su quelle, tralasciando del tutto alcuni passaggi melodici.

Per questa sua attitudine ad intervenire radicalmente sul profilo melodico dei brani, Billie Holiday è considerata una delle prime cantanti autenticamente jazz, anche se non eseguiva delle improvvisazioni come gli strumentisti.

Il cantante jazz opera dunque spesso sul terreno della variazione, piuttosto che eseguendo dei veri e propri assoli. Ci sono però alcune eccezioni, grandi cantanti che sono noti per i loro assoli vocali. Ecco alcuni esempi.

Cantanti jazz che improvvisano

Abbiamo detto che non tutti i cantanti jazz eseguono delle vere e proprie improvvisazioni. Quelli che lo fanno, spesso sono musicisti che oltre a cantare sanno anche suonare uno strumento musicale. Questo è sicuramente di aiuto perché consente loro di sfruttare l’esperienza di strumentisti anche quando usano la voce.

Uno dei grandi cantanti-strumentisti è stato Chet Baker, trombettista di grande valore. In un precedente articolo ho analizzato il suo assolo su Little Girl Blue. Qui voglio proporre un’altra sua improvvisazione, quella sul brano di George Gershwin But Not For Me. Il brano si apre con il tema cantato, e già possiamo apprezzare le variazioni eseguite da Chet Baker, che rispetta il testo della canzone ma cambia il ritmo delle frasi e l’altezza delle note.

L’improvvisazione vera e propria inizia al minuto 0’33’’. Nel suo assolo riconosciamo una serie di cromatismi tipici del repertorio bebop, che Chet Baker ha frequentato nei primi anni della sua carriera. Chet Baker esegue tre chorus di improvvisazione, il secondo inizia al minuto 1’05’’ e il terzo al minuto 1’37’’. Seguono l’assolo della chitarra, una seconda improvvisazione di Chet Baker, questa volta con la tromba, ed infine l’assolo del contrabbasso. Al minuto 5’16’’ possiamo ascoltare la ripresa del tema cantato.

Un altro famoso assolo vocale è quello di Ella Fitzgerald su How High the Moon. La cantante ha inciso questo pezzo decine di volte, è uno dei suoi brani più noti. Ecco la prima incisione in studio, del 1947, ottimo esempio di come un cantante jazz interpreta e modifica una canzone.

Per cominciare, Ella Fitzgerald esegue il tema una prima volta con tempo rilassato. Al termine della prima esposizione (0’50’’) la batteria esegue un breve passaggio, incrementando la velocità del brano. Segue una seconda esecuzione del tema da parte della cantante, che recita ancora il testo della canzone ma con notevoli variazioni melodiche.

Ancora a seguire (1’28’’) possiamo ascoltare una vera e propria improvvisazione, nella quale la cantante smette di cantare le parole del brano ma canta in stile “scat”, ovvero intonando delle sillabe a sua scelta. Questo assolo della Fitzgerald è una delle improvvisazioni vocali più importanti e note della storia del jazz.

A differenza di Chet Baker, la Fitzgerald non suonava uno strumento musicale. La perfezione delle sue frasi è dunque segno di un talento fuori dal comune, e di un lavoro di raffinazione costante. Le sue successive improvvisazioni sul medesimo brano sono in parte diverse, la cantante continuò a citare in parte questa sua prima versione, ma anche ad aggiungere nuove frasi sempre nuove.

Conclusioni, alcuni consigli per i cantanti che vogliono improvvisare

Concludo questo articolo con alcuni consigli per chi sta iniziando a cantare jazz, o già lo fa da tempo ma non ha ancora provato ad improvvisare. Eseguire lo “scat” non è assolutamente necessario, e uno scat male eseguito dimostra spesso la superficialità di un cantante, più che la sua bravura.

Se canti jazz e trovi questo aspetto della musica affascinante, per prima cosa impara a memoria, nota per nota, alcuni assoli di questi grandi interpreti. Oltre ad Ella Fitzgerald e Chet Baker, altri cantanti capaci di improvvisare con grande maestria sono stati Mel Tormé e Dee Dee Bridgewater, quest’ultima ancora in attività. Gli strumentisti imparano all’inizio per imitazione, e lo stesso dovrebbe fare un cantante.

Un secondo consiglio è quello di affiancare allo studio della voce uno studio della musica più generico e completo, cominciando dallo studio degli accordi e delle principali cadenze. Comprendere pienamente l’armonia di un brano è fondamentale per poter sviluppare delle variazioni sulla melodia principale, prima ancora che un vero e proprio assolo improvvisato.

In bocca al lupo! Se vuoi segnalarmi alcune celebri improvvisazioni vocali di cantanti, puoi farlo nella sezione “commenti” a fondo pagina. Potrei raccogliere una lista di improvvisazioni di cantanti, un utile riferimento per i lettori presenti e futuri di questo articolo. Grazie!

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