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Dizzy Gillespie, To be or not to bop

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L’autobiografia di Dizzy Gillespie

Nella sua autobiografia, Dizzy Gillespie racconta la sua vita dall’infanzia alla fine degli anni ’70. La storia personale di Dizzy, avvicente ed affascinante di per sé, assume un rilievo straordinario per l’intreccio indissolubile con la nascita del bebop e del latin jazz, dal primo incontro con Charlie Parker nel quale Gillespie suona il piano, alle storiche jam session del Minton’s dove i due musicisti hanno costruito e raffinato il nuovo linguaggio con il contributo fondamentale di Thelonious Monk, Oscar Pettiford, Kenny Clarke.

Dizzy Gillespie è stato un grande innovatore per quanto riguarda la tecnica del suo strumento, la tromba, ma ha studiato e approfondito la nuova musica jazz anche dal punto di vista del pianoforte e delle percussioni, diventando uno dei principali codificatori del nuovo linguaggio, un punto di riferimento per i contemporanei e per i musicisti delle generazioni seguenti. Compositore, arrangiatore, intrattenitore carismatico, fu anche e soprattutto un maestro per decine, centinaia di musicisti che hanno fatto insieme a lui la storia del jazz. Dizzy era infatti instancabile e generoso quando si trattava di spiegare i propri esperimenti musicali, il suo approccio moderno all’armonia, la sua visione della nuova musica.

L’autobiografia di Dizzy Gillespie è ricchissima di contributi ed interviste a suoi collaboratori e conoscenti, non solo musicisti ma anche impresari, ballerini, amici di famiglia. Un documento prezioso su un’epoca, che viene raccontata dalla voce dei protagonisti nei suoi aspetti più esaltanti e straordinari quanto in quelli di vita quotidiana.

Il racconto è un documento storico per gli appassionati di musica, ma in qualche modo anche un romanzo a tratti esilarante, per l’irresitibile personalità di Dizzy che sapeva affrontare con uno humor dissacratorio e pungente anche i momenti di difficoltà ed i frequenti episodi di razzismo.

Il quadro di Gillespie che emerge da questo racconto è quello di un uomo devoto alla musica sopra ogni altra cosa, pronto a rischiare di continuo per le proprie convinzioni artistiche. Un professionista instancabile che metteva il lavoro sempre al primo posto, severo e generoso al tempo stesso con i membri delle proprie band.

Commovente e tenero il suo rapporto con Charlie Parker, l’unico a cui Gillespie perdonava imprecisioni e ritardi, al punto che durante una tournée arrivò ad assumere un sesto membro per il suo quintetto (Milt Jackson) che suonasse al posto di Parker quando lui era in ritardo.

Molto divertente la parte in cui Dizzy si impegna a sfatare tutti i luoghi comuni che circolarono a suo tempo sui musicisti bebop. Questi luoghi comuni sono un misto tra odiosi pregiudizi razziali, “i musicisti bebop prediligono sessualmente le donne bianche”, e un ingenuità che rispecchia un mondo dello spettacolo assai diverso da quello attuale “i musicisti bebop portano gli occhiali da sole anche di notte”.

L’autobiografia di Dizzy Gillespie è’ dunque anche un libro sul razzismo e sui progressi che lentamente e faticosamente più generazioni di afroamericani hanno saputo apportare alla società americana, con l’impostante contributo di artisti come Gillespie, capace di affrontare con fermezza ed ironia il razzismo ed il pregiudizio, ma senza rinunciare mai alla propria leggerezza di spirito.

Un testo avvincente che ci permette di immaginare quelle jam session, dove un gruppo sparuto e determinato di musicisti ha fatto la storia della musica creando un linguaggio che ancora è fonte di ispirazione per gli interpreti e gli appassionati del jazz. Per un attimo potremo forse avere l’illusione di esserci stati anche noi, seduti a notte fonda ad un tavolo al Minton’s.


Gillespie D. e Foster A. To be or not to bop, Roma 2009, minimum fax

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