Abbecedario di un pianista (titolo originale A Pianist’s A–Z) è un libro pubblicato nel 2013 dal grande pianista ceco Alfred Brendel. Si tratta di una raccolta di pensieri e riflessioni sulla musica e sul pianoforte, organizzati in ordine alfabetico. Per ogni lettera, Brendel si sofferma solo alcuni termini, offrendo osservazioni personali e spesso sorprendenti.
A seguire un breve resoconto di questa piacevole lettura, con i pensieri che maggiormente mi hanno colpito e interessato.
Abbecedario di un pianista non è un dizionario in senso stretto, non ha pretese enciclopediche. Per esempio, alla lettera B compaiono soltanto Bach, Beethoven, Balance (equilibrio tra le mani), Beginning (come iniziare un brano) e Brahms.
Scopriamo così che Brendel è favorevole all’esecuzione di Bach al pianoforte: lo considera uno strumento capace di “cantare” e di rendere più chiara la polifonia che Bach aveva in mente, anche se scriveva per strumenti più primitivi.
Di Beethoven, Brendel ci ricorda il lato tenero e dolce, lontano dall’immagine esclusivamente eroica ed enfatica. E confessa di preferire i musicisti che lasciano “fluttuare” la musica verso l’alto, piuttosto che quelli che insistono su bassi pesanti.

Il compositore prediletto di Brendel è Chopin, che secondo lui trasse ispirazione quasi esclusivamente dal pianoforte. Brendel osserva che la sua musica è spesso ridotta a mero virtuosismo, perdendone così la dimensione poetica. Per lui, i 24 Preludi Op.28 di Chopin rappresentano una delle più alte vette della letteratura pianistica.
I pensieri di Brendel sono erratici, taglienti e spesso spiritosi. Oltre ai commenti sui grandi compositori, chi suona il pianoforte troverà in queste pagine consigli pratici familiari a ogni insegnante: per esempio, l’importanza di scegliere una diteggiatura adatta e di non cambiarla più.
Brendel ha il dono della sintesi: afferma che il pianista deve imparare dal cantante — “cantare tutte le note” — e dal direttore d’orchestra, curando l’equilibrio tra le parti. E ricorda che non è necessario “andare fuori tempo” per suonare con emozione.
Con contagiosa passione, Brendel rivendica anche la dimensione comica della musica, non solo quella tragica. E non si riferisce alla musica vocale: anche quella strumentale può essere ironica o divertente. A suo avviso, ad esempio, le Variazioni Diabelli Op. 120 di Beethoven sono un’opera comica per scelta del compositore stesso.

Brendel ama i paradossi: sostiene che le sonate di Mozart siano “troppo facili per un bambino, ma troppo difficili per un artista maturo”. Sa anche essere poetico, come quando scrive che “la musica è già viva nello spartito, ma dormiente: spetta all’interprete il compito di svegliarla”. Un’immagine di rara bellezza.
Talvolta i suoi pensieri si condensano in veri aforismi:
“Il silenzio è la base della musica. Lo troviamo prima, dopo, dentro, sotto e dietro la musica. Certi brani emergono dal silenzio, altri vi conducono.”
Brendel sa anche far sorridere. Racconta, per esempio, di un concerto in Australia eseguito su un pianoforte pessimo: alla fine ringraziò il pubblico… chiedendo un’ascia per distruggere lo strumento!
Questo libro mi è piaciuto perché è leggero, arguto e accessibile, e parla della musica con semplicità senza mai banalizzarla. Brendel, che ha esplorato il repertorio pianistico con profondità e rigore, riesce qui a parlarne con intimità e naturalezza.
Il testo può essere letto anche come una guida all’ascolto: l’autore cita e illumina con le sue osservazioni un gran numero di opere. Ad esempio, spiega che per lui sarebbe inconcepibile aprire un concerto con la Sonata op. 111 di Beethoven, perché essendo l’ultima delle 32 sonate, “dopo di lei ci deve essere solo il silenzio.”
Brendel conclude il suo abbecedario con ironia:
“Zvonomit. Leggendario re medievale dei Croati. La sua relazione con la musica, e con questo abbecedario, è del tutto marginale.”
Con questo sberleffo gentile, il grande pianista sembra ricordarci che non bisogna mai prendersi troppo sul serio — nemmeno quando si parla di arte. Forse è proprio questa l’ultima, preziosa lezione che Brendel vuole lasciarci.


