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Come fare la scaletta (o programma) di un concerto jazz

Durante l’estate mi capita di suonare con tanti musicisti diversi, un momento immancabile è quello in cui si prepara la scaletta della serata, ovvero l’ordine in cui suonare i brani, il programma del concerto. Alcuni musicisti trascurano questo aspetto, decidendo i pezzi uno alla volta durante la performance. Io preferisco invece stabilire la scaletta in anticipo, e ci sono alcune regole generali che cerco di seguire. Ecco dunque la mia proposta su come fare la scaletta di un concerto jazz.

A cosa serve la scaletta, e a chi

La scaletta del concerto serve tanto a chi suona, quanto a chi ascolta. Per chi suona, stabilire in anticipo il programma del concerto aiuta a rimanere concentrato sulla musica, invece di scegliere i pezzi uno alla volta, cosa che personalmente trovo penosa.

Presentare i brani in un ordine ben preciso rende inoltre il programma più interessante e vario, è quindi utile anche per il pubblico che potrà godere di un concerto migliore, dove nulla è lasciato al caso.

Sperando di avere convinto anche i più scettici (e pigri) dell’importanza della scaletta, ecco alcuni consigli su come realizzarla.

Apertura e chiusura del concerto

L’apertura e la chiusura del concerto sono i momenti più delicati ed andrebbero affrontati con attenzione. Il primo pezzo serve ai musicisti per concentrarsi e scaldarsi, per questo è consigliabile un brano non troppo veloce. Tuttavia il primo pezzo deve anche conquistare l’attenzione degli ascoltatori per cui no può essere neppure troppo lento (di sicuro non una ballad).

Il primo pezzo in un concerto jazz dovrebbe dunque essere semplice e a tempo medio. Se però il gruppo presenta dei pezzi nuovi, appena inseriti in repertorio, può essere una buona idea suonarli per primi, quando la concentrazione è massima, e suonare più avanti i brani già consolidati.

La chiusura del concerto è ancora più importante. Quante volte ho assistito a concerti ben fatti, chiusi malissimo! Tanto per cominciare, il concerto va chiuso al momento giusto, e non mezz’ora dopo. Spesso la voglia di suonare induce a dilungarsi più del dovuto, errore fatale che un musicista esperto non dovrebbe mai compiere. Il pubblico può sempre chiedere uno o più bis, se ha apprezzato il concerto.

Il pezzo finale dovrebbe avere un carattere brillante, per salutare il pubblico in modo ottimista e positivo, tuttavia se la musica è stata emozionante ed introspettiva, non c’è niente di male nel chiudere con una ballad.

come fare la scaletta - presentare la band

Presenta la band, ma non dopo ogni pezzo

La presentazione della band

La presentazione dei musicisti andrebbe sempre fatta, anche quando il pubblico ha in mano un programma di concerto con i nomi di chi suona. Infatti è molto più facile ricordare un nome se lo ascoltiamo, oltre che leggerlo.

I miei momenti preferiti per presentare la band sono: dopo il primo pezzo, prima dell’ultimo pezzo. Se si fa una pausa a metà concerto, un’altra presentazione avviene prima della pausa. Quindi, per quanto mi riguarda non presento mai la band più di tre volte.

A volte alcuni musicisti o cantanti si fanno prendere un po’ la mano e presentano i musicisti prima o dopo ogni brano, cosa che mi crea sempre grande imbarazzo. Se ripeto una cosa cento volte, sembrerà che io pensi di non essere ascoltato. Inoltre qualcuno del pubblico potrebbe pensare “ho capito, non sono mica stupido!”. Per queste ragioni, vi prego, non presentate i musicisti dopo ogni pezzo.

Parlare, ma non troppo

Oltre alla presentazione, spesso è utile dire due parole sulla musica che stiamo suonando. Anche in questo bisogna essere equilibrati ed attenti. Prima di tutto, preparatevi quello che intendete dire, anche solo mentalmente, prima del concerto. Secondariamente, parlate poco e dite cose interessanti.

Spesso sento musicisti che si avvitano in spiegazioni tecniche farraginose e troppo complicate per chi ascolta, oppure in osservazioni storiche discutibili o superflue. Ma davvero volete dire al vostro pubblico che il jazz è la musica degli schiavi deportati dall’Africa? Che il blues è una musica triste? Se non sapete cosa dire, limitatevi al titolo del brano e all’autore.

parlare al pubblico, senza esagerare

Usate il microfono con moderazione

Come fare la scaletta (o programma) di un concerto jazz

Se per la musica classica il programma viene deciso con largo anticipo, spesso nella musica jazz non è così, a volte il programma viene scelto durante la cena, immediatamente prima di suonare. In tal caso ecco alcuni consigli:

1) Non mettere in fila due brani nella stessa tonalità. Qualcuno potrebbe obiettare “ma il pubblico mica si accorge della tonalità del pezzo”. Probabilmente no, ma si accorge di un suono simile tra i due brani, e l’uniformità porterà facilmente a distrarsi e perdere interesse

2) Non mettere in fila due brani con la stessa velocità. Stesse considerazioni di cui sopra. Una buona scaletta deve essere varia, da tutti i punti di vista, per creare attenzione in chi ascolta e mantenere concentrato chi suona.

3) Cerca di alternare gli stili, in base alla varietà dei brani che hai a disposizione. Anche solo all’interno del repertorio jazz, esistono pezzi con carattere diverso: medium swing, up tempo, ballad, blues, latin ecc. Cerca di alternarli in modo attento, creando un percorso musicale sensato ed interessante.

4) Se c’è un cantante, ogni tanto fallo riposare suonando un pezzo strumentale. Se il gruppo è un quartetto, fai uno o più pezzi in trio, lasciando riposare a turno i musicisti. Lo scopo non è tanto quello di far riposare i singoli, quanto di cambiare il timbro d’insieme, ancora una volta creando maggior interesse in chi ascolta. L’uscita e l’entrata sul palco di un membro della band, è di per sé un elemento utile in tal senso.

5) Meglio un cattivo piano, che nessun piano. Prendo a prestito una nota massima scacchistica: è meglio avere una cattiva scaletta, piuttosto che nessuna. Se decidiamo una brutta scaletta, probabilmente ci accorgeremo di cosa abbiamo sbagliato e la volta dopo faremo meglio. Se invece andiamo a caso, neppure ci ricorderemo cosa abbiamo suonato.

Conclusioni: una buona scaletta, un buon concerto

La musica è una disciplina che richiede anni di studio, cura del dettaglio, perfezionamento. Suonare con un gruppo richiede prove e lavoro comune. Anche comporre una scaletta efficace richiede un minimo di attenzione, salire su un palco senza averne una è un errore imperdonabile, un segno di approssimazione e dilettantismo.

Viceversa, una buona scaletta è il primo passo per un buon concerto. E tu come la pensi? Hai qualche metodo o idea su come fare la scaletta di un concerto jazz? Scrivi la tua opinione nei commenti, grazie!

  • Valter ha detto:

    Ottimi consigli molto utili

  • Salvatore ha detto:

    Utilissimi consigli

  • Teo ha detto:

    Ciao Leo, hai ragione, la scaletta è indispensabile e tutto ciò che hai scritto, a me sembra giusto. Io credo sia meglio partire con un pezzo difficile e veloce, per fare capire subito le potenzialità. Ciao. Teo.

    • Mario ha detto:

      Assolutamente no. Parti a 1000 sul primo pezzo, molti si aspettano che farai quello a 1001 subito dopo. Allo stesso modo se dopo il primo cali il ritmo il pubblico si annoierà. Una buona scaletta è come un’onda devi salire e scendere. I pezzi più difficili alla fine, quando ormai hai preso confidenza con il pubblico ed il fonico ha fatto eventuali aggiustamenti.

      • leoravera ha detto:

        Come negli scacchi, un inizio molto aggressivo può sbaragliare l’avversario… ma anche finire miseramente! Prudenza o spavalderia sono scelte diverse, ma l’importante è avere un’idea precisa! Saluti a tutti

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